Una voce divina

 

 

Introduzione

 

Tutti abbiamo avuto dei talenti, chi molti, chi pochi. Ma questo non ha importanza, perché Colui che ci ha creato ci chiederà conto di quello che ci ha dato per servirLo in questa vita.

Anche l’ispirazione di una poesia ci può dare l’occasione di essere uno strumento al Suo servizio. Io sentivo il rimorso di avere sotterrato, sia pure in un cassetto, il mio unico talento, e a questo rimorso si aggiungeva il tormento di un dilemma : per pubblicare le mie poesie avrei speso del denaro che avrei potuto impiegare meglio in opere di beneficenza, dal momento che una volta pubblicate, certamente, non avrei trovato per leggerle nemmeno quei venticinque lettori di cui parla il Manzoni. Il paragone è paradossale. Ma per me il vero paradosso, che mi crucciava tanto, era quello di non sapere decidere che cosa fare.

“Signore, che cosa vuoi che io faccia? Pensaci Tu.” E il Signore mi ha dato una chiave tramite il concorso letterario “Re Sole” bandito dalla Associazione culturale “Penna Magica” di Garbagnate Milanese (MI) , al quale ho partecipato. Ne avevo appreso notizia tramite una rivista letteraria, nella quale però non si parlava dei premi. Quando ho appreso che il premio assegnato a me era la pubblicazione di una raccolta di poesie, giustamente, mi è sembrato provvidenziale, perché almeno una parte, avrei potuto pubblicarle.

Devo quindi ringraziare innanzi tutto Colui che non delude mai chi Lo invoca con fede e per cose che non offendono il Suo disegno, ma anche ringrazio tanto, proprio tanto, la benevola Giuria che, senza saperlo, ha cooperato a questo divino disegno.

Il merito di averlo egregiamente portato a termine va alla Casa Editrice “Carta e Penna” cui sono grata.  

 

 

 

Una voce divina

 

Le onde s’infrangono contro la battigia

con una voce divina che viene da lontano:

è la musica del mare che inneggia

e si fa interprete di un mistero arcano.

 

Fa eco nello splendore del mattino

l’abbaiar d’un cane, il cinguettar d’un uccellino….

 

Chiudo gli occhi e mi sprofondo anch’io

beata nell’immensità di Dio….

 

In un abisso infinito di luce

tutto tace ora e scompare;

risuona, ancora, soltanto una voce:

Amare, Amare, Amare….

 

 

 

Divina armonia

 

Sotto il raggio lunare

ondeggia la barca, lontano,

e tu che la guardi

ti senti cullare

nell’ebbrezza d’un sogno.

Quanta pace intorno!

Uno specchio è il mare

increspato di luci, di perle adorno:

ogni goccia sembra argento

e son gemme brillanti sul liquido piano

sono smeraldi e splendono

come le stelle nel cielo.

La salmastra fragranza

ora t’inebria le nari

or ti conduce, per l’aure notturne,

un canto lontano….

Nel cuore c’è tanta dolcezza

e la gioia d’amare fluttua

nell’aria con la marina brezza….

La barca, cullata dall’onde,

si fa più vicina;

ora il canto è una chiara canzone,

una nenia, un coro: voci di pescatori

che vibrano di passione

e cielo e terra e mare

echeggiano d’una divina armonia….

 

 

 

La Madonna della tenerezza

 

Una manina sul cuore di Maria,

con l’altra a sé la stringe con amore

in dolce, divina armonia…

 

Triste è lo sguardo di MARIA

che l’amato FIORE vedrà

appassire sulla CROCE….

 

Amara visione di un dolore

che anche Lei inchioderà

con pena atroce…

 

 

 

Il rovescio della medaglia

 

La strada di un bimbo:

un selciato

con un tappeto di sole…..

Ogni pietra è baciata di luce

e non conosce ombra….

Ma la vita è come una medaglia

e se vai in altri paesi,

cambiando le coordinate,

vedi il suo rovescio:

un piccino scheletrito,

con pancione enorme

e lo sguardo smarrito….

E’ un bimbo denutrito…..

La sua flebile voce implorante

ormai è solo un lamento,

sulla strada non vede più il sole….

E’ un bimbo che muore…..

Ma ognuno ha fretta e non si cura

di una piccola, infelice creatura.

Con coraggio sfrontato

si ostenta poi il vanto

di una ipocrita civiltà e,

senza coerenza, si fa tacere la coscienza

con obbrobriosa assenza di pietà,

in un mondo corrotto, dove crede

di essere più accorto

chi pensa soltanto a sé

e dove con accanimento infame

ogni giorno si spende per la guerra

e si massacra chi già muore di fame….

Per tutti i bimbi splenderebbe il sole

se un brivido scuotesse il cuore

di chi, vedendo languire un bimbo    

nel freddo della morte,

sostituisse il proprio egoismo

con l’amore e in sé proiettasse

l’altrui sventurata sorte.

 

 

 

Innocente nel braccio della morte

 

Quando il delitto è punito con la morte

con chi tu intendi esser solidale?

Non pensi a chi subisce questa sorte,

anch’esso spesso vittima del male?            

Noi siamo pronti a condannare.

Maomettani, buddisti o cristiani,

per natura ama l’uomo vendicare

e danno ordisce con sue stesse mani.

Poco gl’importa di usare la ragione.

Non pensa che ricambiando male con male

al demonio dà anch’egli una razione

e il male diventa poi una spirale.

Come il cane morde gli altri cani

così il boia uccide il suo fratello

e giustifica con argomenti ingiusti e vani

la stessa colpa che condanna a quello.

La differenza fra il boia e il condannato

è che uno fa in nome della legge

quel di cui l’altro il diritto s’è arrogato.

Ma a questo punto il boia non lo corregge.

Entrambi hanno animo degradato

e agiscono con cinica freddezza:

senza più il timore del peccato,

del male si prova solo l’ebbrezza.

L’uomo andrebbe piuttosto educato,

illuminato alla luce del Vangelo,

invece da bambino è trascurato;

cade sugli occhi puri di perfidia un velo….

Conosce e impara quello che vede,

ogni errore è per lui cosa normale

e così crescendo senza Fede

poi, da grande, sarà un criminale.

Ma l’uomo sa solo condannare!

Non pensa che a tal modo deplorevole

si potrebbe senz’altro ovviare

svolgendo una missione lodevole:

basterebbe con amore insegnare

in che cosa consiste il vero bene;

un criminale si potrebbe educare

e risparmiargli così tante pene.

La più ingiusta è la pena capitale

perché nega a chi è reo la redenzione,

il supplizio in fine a nulla vale,

si riduce ad una macabra funzione.                                   

Finchè c’è vita c’è sempre speranza

che un uomo pentito e redento,

rinnegata la perfida baldanza,

di cambiar vita alla fine sia contento.

Sono infinite le vie del Signore

a volte ha chiamato a farsi santo

perfino un accanito peccatore,

chè nella grazia di Dio sta ogni vanto.

Sia il carcere casa di redenzione,

non lager, non ghetto di infelici,

sia riabilitante la punizione

senza crudeltà, pestaggi, sacrifici….

Invece si giustiziano innocenti

perché l’umana giustizia spesso falla….

Vorrei chiedere ai giudici intransigenti:

se un giorno la verità venisse a galla?

Vi siete fatti arbitri del tempo

spodestando del Suo diritto il Signore

e spesso più veloci del lampo

mandaste un innocente al Creatore.

La vita passa pei malvagi e per i giusti

e infallibil giustizia è quella eterna!

Solo Dio scandaglia l’animo dei tristi

e segue ogni figlio con ansia materna

E tu, che senza colpa, subisci morte atroce

abbi fede e non ti disperare:

pensa a Gesù, che , innocente, morì in croce,

la tua fame di giustizia per saziare.

 

 

 

Il canto della Musa

 

Quando il silenzio

avvolge tutto,

a volte in mente mia,

per non sentirmi sola,

mi fingo compagnia.

Odo allora il canto della Musa,

che a me dinnanzi viene

con soave ritmo di danza

e seco, con lieve passo

di musicali suoni,

un corteo di mille fantasmi

gentile avanza

e mi circonda con uno splendore

di magnifiche luci

e meco conversa e mi sussurra

di divina armonia eterne note…

Io stessa divento fantasma

e mi diletto e godo

coi fantasmi in dolce compagnia.

E così ragionando

in sublimi accenti di poesia,

nuovi orizzonti io vedo schiudersi

a nuova vita

in un mondo lontano

fatto di sogno…

di speranza….

di fantasia… 

dove la solitudine

dà voce al mistero

e coi miei fantasmi

io mi perdo

in un’arcana

soave sinfonia….                      

 

 

 

Fratello nero

 

Lontano dal tuo fiume o dalla tua savana

errando vai in terra straniera

col tuo borsone carico                                                                                                                                                                                                                                  

di merce e di vana speranza….

Hai tanta nostalgia nello sguardo,

o fratello nero.

Un altro giorno tramonta, lontano dalla patria,

e una notte più nera avanza….

Che sarà domani?

Il sole sorgerà all’orizzonte anche per te?

Non sarà un altro giorno di disperata lotta

per la sopravvivenza

fra gente inospitale, che senza clemenza

ti perseguita per il colore della pelle?

Che nera è, sì, ma meno della loro coscienza.

Ti porti nel cuore, mentre declina il giorno,

tanta malinconia e non ravvisi i sorrisi

della tua gente semplice di laggiù

nei tanti visi che vedi a te d’intorno.

E vai col tuo borsone pieno

nel triste Calvario di ogni giorno

e ti grava sulle spalle come pesante croce.

Oh, come vorresti che passasse veloce

questo tempo di esilio in soggiorno coatto

senza affetto, senza lavoro,

dove unico compagno è per te il bisogno.

La notte sogni le tue foreste

e ti sembra di udire il verso degli animali

in quel lontano ambiente, a te caro e familiare,

o lo stormire delle care fronde

alla cui ombra godevi tanta pace

e speranzoso immaginavi un futuro più umano.

Quanto eri dalla realtà lontano,

o fratello nero!

Vorrei condurti per mano,

attraverso sentieri di pace,

in un mondo dove regna l’Amore

e non c’è differenza di colore,

uomo bianco o uomo nero,

nel regno del Cielo, dove quello che conta

è l’Eterno e il Vero

ed è bandito ciò che è fallace e passeggero…..

O fratello nero!

 

 

 

Dio è dappertutto

 

Dio Lo vedi dappertutto.

“Oh, mi sembra esagerato!

Lo puoi vedere sotto il cielo stellato

o nell’aria luminosa

di un radioso mattino

quando il sole s’è levato,

o nei prati fioriti

dove olezzano profumi infiniti….

Ma nelle profondità della terra,

quando il treno della Met.Ro.

corpi umani come bestie rinserra,

come fai a vedere Dio?

Potresti vedere in quell’interno

forse con tutti i diavoli l’inferno.”

Hai occhi e non vedi, fratello mio!

E’ proprio lì che vedi il santo Iddio.

Lo vedi nell’emigrato desolato,

nel fratello straniero maltrattato,

lo vedi nel povero mendicante,

che a volte suona il violino

poi tende la mano tremante.

Lo vedi nei bimbi costretti a mendicare

Invece di gioire e di giocare….e

chi è nero al bianco non è uguale

sotto la fredda luce artificiale.

Ma questa non è la causa del male

e nemmeno perché non c’è il sole:

è soprattutto perché non c’è amore.

E una gran parte di umanità

senza un tetto e senza un affetto,

implorante invano carità,

viaggia e non sa verso dove

e soffre nel dolore

e continua la passione

di nostro Signore.

Come nelle catacombe Dio pativa

insieme con i perseguitati cristiani

così ancora nella Met.Ro. sono vani

i segni della redenzione. E, se non guardi

con gli occhi della perversione,

lo vedi proprio lì nostro Signore

dove continua la sua crocifissione…..

Mi dispiace doverti contraddire,

ma anche nella Met.Ro c’è Dio,

che continua a morire

per chi, come te, non vuol vedere

che in ogni uomo che soffre c’è Iddio,

o fratello mio.

 

 

 

Tristezze

 

Foglie gialle d’autunno,

pallide vite infrante agonizzanti nel fosso,

cui non bada nessuno…

Ma nessuna di voi sfugge all’occhio di Dio,

che scruta nell’invisibile!

 

Sui marciapiedi donne smarrite, gli occhi persi

nel vuoto, si domandano fino a quando.

La bocca sorride, ma piange lo sguardo……

Memorie, ansie, paure…..

Per un passato che si dilegua in lontani giorni,

per un futuro ermetico,

per un presente minaccioso

nell’attesa evanescente, che ogni speranza delude…

Donne spesso ingannate o rapite…schiavizzate….

Qualcuna era innocente….

Attorno un vuoto sconfinato….senza orizzonte….

 

Quando era afflitto e disperato

nessuno di lui si è mai curato.

E quando ai fratelli chiedeva aiuto,

con la mano protesa e la pietà nello sguardo,

nessuno lo udiva….L’hanno arrestato.

Tutti ora lo prendono di mira, pronti a linciarlo.

Egli deve rendere conto a Dio del suo peccato.

Ma, di fronte a Dio, anche noi….del suo peccato.

 

Quanta sofferenza, quanta miseria, quanto degrado

nel vortice della vita….

Al di sopra è il Tuo cielo sereno…

Solo chi guarda col cuore a quel cielo

è nella Tua pace consolato.

 

 

 

Dalla favola all’eternità

 

E’ dell’estate il solstizio:

il sole nella notte

balla con la bianca luna,

domani, al suo sorgere festoso,

spanderà candide perle di rugiada….

Questa la favola,

poetica e assai bella, ma

nella sua fantastica realtà

domani, forse, più triste

il sole sorgerà,

perché, lasciato il suo zenit,

inizia il suo declino,

giorno dopo giorno,

verso la lunga notte….

E come nella favola quello del sole, così

anche di ogni mortale il cammino:

comincia il primo giorno

in un radioso mattino,

ma segue, purtroppo, anche per lui

dell’umana vicenda

il quotidiano tramonto,

verso la lunga notte….

Per chi ha fede, però, della vita

non è triste il tramonto,

chè in quella lunga notte

sa che festeggerà il Natale,

il suo, quello eterno, quando l’anima,

oltre un orizzonte infinito,

che segna la fine dell’umano cammino

e del divino l’inizio,

incontrerà in tutto il suo splendore

quel Sole che non tramonta, ma brilla

in un eterno radioso solstizio.

 

 

 

Dolce rivivere

 

Al chiaro di luna

in un paesino di campagna

s’ode una nenia in lontananza,

un nostalgico sospiro nel silenzio della notte…

Al silenzio danno vita voci gagliarde

di giovani baldanzosi, che cantano serenate

intercalate dal rombo dei motori,

nelle soste del notturno scorrazzare….

Per sopire gli strilli del piccino

canta una mamma la ninna-nanna.

Nella notte, poi tutto scompare….

All’armonia dei grilli fa eco

il frinir delle cicale,

s’ode qua e là qualche fruscio,

un sussurro, un bisbiglio

e più tardi il canto del gallo:

voci e silenzi nella notte….

Dal cielo mi fa occhiolino la luna….

Un canto nuovo nasce nell’anima….

Che rivive ore già vissute

in leghe infinite

di cammino percorso….

E’ un dolce rivivere

d’età passata che si ripete

nell’illusione di oggi

e germina nuova speranza

a lume di stelle

fugate dall’alba

profumata di mirto.

 

 

 

Fede nella luce eterna

 

Se a un cieco nato

vuoi presentare al vivo

la luce del sole

in un soleggiato meriggio estivo,

nel buio perenne

in cui trascorre il giorno,

costui non potrà a sé

simile visione figurare,

no, non potrà immaginarla mai:

tu vedi quella luce, lui no….

Ognuno di noi è cieco,

in questo mondo, in questa vita.

La luce, la vera Luce

la vedrà nell’altro,

laddove la vita è infinita.

E quella luce è Dio,

nello splendore della Trinità.

Nessuno Lo ha visto, né immaginato,

né in questa vita alcuno Lo vedrà.

Ma abbi fede come il cieco nato;

la luce egli non vede

eppure ci crede.

Se egli, pur senza vederla,

senza neppure immaginarla,

ha fede nella luce terrena, perché

tu non hai fede

nella Luce eterna?

Per amore Essa ti ha creato,

col sangue benignamente ti ha lavato

e nel suo Cuore sempre ti attende

per abbracciarti un giorno

con la sua Luce

eternamente.

 

 

 

Darwinismo

 

Se vuoi offendere un uomo

digli “Figlio di un cane”.

Grande è l’insulto che gli fai

e l’offesa non saprà perdonarti mai.

Ma se gli dici “Figlio di una scimmia”

non potrà offendersi mai più,

poiché la scienza conferma

quel che gli dici tu

(con buona pace della cagna,

essendo uguali gli istinti bestiali).

E l’uomo, prima offeso,

perché quel che gli s’intendeva dire

aveva ben compreso,

ora, grazie al darwinismo,

tollera volentieri,

sebbene sia più grave,

l’offesa contro Colui

che a immagine di Sé

la vita gli ha donato:

libero e intelligente, padrone,

ancor l’ha reso, del creato.

E il “super-uomo”,

che annientare intende

la superiorità divina dell’Onnipotente,

da una falsa scienza è pure lui condizionato,

invece di lodare il Creatore,

chè tanto lo ha privilegiato

da fargli vincere le leggi del creato.

Una eccezionale evoluzione,

che fantomatica io definirei

con più appropriata aggettivazione,

a riconoscere lo ha indotto

che ha avuto origine da una specie bestiale

(o poveretto, come s’è ridotto!)

equiparando la sua dignità

a quella degli animali,

essendo essi i suoi “super-natali”.

L’uomo a immagine di Dio creato,

fu l’ultimo atto della creazione

ed è pur vero che anch’egli s’è evoluto,

ma nessuna creatura l’ha seguito

in tale direzione.

Una scintilla dell’infinito Amore,

che mosse l’Artefice divino alla creazione,

dà soltanto all’uomo la dignità

di vivere, se vuole,

per una nobile missione:

il Verbo,

incarnato per la sua redenzione,

a lui soltanto insegnò

la via alla celeste Perfezione.

 

 

 

Se Dio ce l’hai nell’anima

 

Un raggio lucente nell’april giocondo

ristora i verdi prati

e di colori e di uccelli, tutto, è bellezza e canto.

Affascinante e bello appare il mondo

e su tutta la natura di splendori è un manto…..

Chiudo gli occhi e

non più colori, non più splendori io vedo,

ma sento nel tepore della primavera,

nell’aria serena, nel profumo dei fiori

una voce.

Tace quella voce. Solo il cuore la sente…..

Che dice la voce che l’anima sente?

Nulla. Tace.

Il cinguettar degli uccelli, la voce dei campi,

lo splendore del raggio lucente,

tutto ora scompare.

E l’anima unita a Dio

nei cieli rapita si sente….

 

In una boccata d’aria

puoi sentire l’ebbrezza di Dio,

nel profumo d’un fiore

nel cinguettio d’un uccello

nello scrosciare della pioggia

o nel soffiare del vento.

Il battito di un cuore

ti parla di Dio,

così ogni gioia

e perfino ogni tormento…..

Se Dio ce l’hai nell’anima.

 

 

 

Chiesetta romita

 

Chiesetta romita in cima alla collina,

or son tanti anni, ero ancora bambina,

e tu col rintocco della tua campana

giù nella valle diffondevi l’eco

della tua voce arcana.

Era d’argento la voce

e mi giungeva sull’ali del sogno

e, ad ogni din dan, mi sussurrava

felicità….felicità….

Io mi estasiavo e su su per i cieli

anch’io mi cullavo nell’aere sublime

coi cirri, con l’aure, nei dolci tramonti

e spaziavo per plaghe scarlatte

o colori violetti

in groppa di un baio alato

fra trine e merletti e corteo di paggi….

attraverso luci e vapori

incontro alla nuova alba,

nunzia di nuovi fulgori:

nuovo giorno più luminoso,

più generoso di più fulgidi raggi.

Oggi una nube sul tuo campanile

mi nasconde lo sfondo azzurro

del mio mondo felice

e alla sera ogni rintocco mi annunzia

che il giorno declina….

Io ti chiedo, o Signore, con umile preghiera,

nella chiesetta romita

in cima alla collina

fammi, per un istante ancora,

ritornar bambina….

 

 

 

Nuova apoteosi

 

La pace regnò universale

nei tempi lontani di Augusto.

Si celebrò dell’Imperatore l’apoteosi,

ma il vero Dio annunciarono gli Angeli:

un Dio umanato! Unico giusto,

che dall’alto della croce

con divino sangue versato,

l’eterna pace,

dalla gloriosa resurrezione confermata,

con l’amore e col perdono

ha suggellato.

La pace di Augusto, di morte adombrata,

effimera fu anziché duratura,

da soggiogante potere essendo conculcata

e priva di libertà l’umanità,

con spade insanguinate conquistata.

E presto nell’Impero, in tutte le regioni,

l’eco s’udì d’un grido di dolore:

“Varo, rendimi le mie legioni!”

Funesto auspicio di futuro sfacelo…..

Quando il regno di Dio prevarrà

con intramontabile pace,

senza oppressi né oppressori,

nella fratellanza,

una nuova apoteosi si festeggerà.

Spenta l’ingiusta sete del potere

ecco che la guerra scomparirà

e la forza dell’amore, nel nome di Cristo,

fraternamente per sempre trionferà:

l’amore non genera egoismo

e, in un mondo di fratelli,

dalla Giustizia,

finalmente,

la Pace nascerà.

 

 

 

La SS.Trinità

Se tre ruscelli scendono a valle

e medesima sorgente li accomuna,

tre corsi d’acqua distinti essi sono,

ma la fonte d’origine è solo una.

Così nella SS. Trinità

il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo

tre Persone distinte essi sono,

ma un solo Amore

di tre Persone ne fa Una,

perché in diverse manifestazioni

è sempre un solo Amore in tre Persone.

Un solo Dio, ch’è infinito Amore,

con la potenza del Creatore

esplode nell’universo intero,

con la pietà del Figlio

agli uomini insegna la via del Vero

e con la scienza dello Spirito Santo

l’umanità rinnova nel cuore e nel pensiero.

E anch’essa, come l’universo intero,

rende onore all’Essenza Divina,

si prostra ed umilmente adora

la Fonte d’ogni grazia

Una e Trina.

 

 

 

Quel cuoricino

 

Solo quindici giorni dal concepimento,

già palpita di vita un cuoricino,

la mamma ancora non sa che porta in grembo

la vita di un bambino.

Ma ancor prima del concepimento

la sua morte era stata decretata,

della sua nascita non ci sarà il lieto evento,

quella gioia sarà invece sotterrata.

Qual era per lui il progetto divino?

Sarebbe stato uno scienziato? Un benefattore?

Per la santità di altri sarebbe nato?

Un operaio onesto e stimato

o umile, santo evangelizzatore sarebbe stato?

E, se donna, mamma, santa, sarebb’ella diventata?

Chi viene al mondo ha una missione,

per questo anche Dio nacque piccino

e la Sua missione non è ancora finita,

a continuarla era, forse, chiamato quel cuoricino….

O uomo, che ti fai arbitro della vita!

Non senti rimorso di essere assassino?

Forse l’Umanità tu hai privato

di Qualcuno, che il mondo avrebbe migliorato.

E tu, madre, con deliberato consenso

rinunzi a stringer fra le braccia,

contro il materno istinto ed il buonsenso,

la tua creaturina, che hai cullato in pancia?

Faro di purezza e d’ogni virtù,

molti, naufragati nella corrente del male,

Tu, salva dalla satanica schiavitù.

O madre di misericordia e del perdono,

per Te, Maria, àncora di salvezza,

ricevano dalla Divina Luce la fortezza

per difendere della vita il grande dono.

 

 

 

Mia madre

 

Ho sognato mia madre:

era bella e, tale come in vita,

della grazia splendeva

d’una bontà infinita.

Fra le sue braccia

era bello restare

ed era spensierata la vita.

Ma poi che fu svanita

sola rimasi

e mi sentii smarrita.

Nel ricordo allora

continuai a vederla:

quant’era buona! Com’era bella!

E mi sembrava

di udire ancora la sua voce,

quando mi cullava sorridente

e nel suo sorriso

vedevo una luce

che il cuore

m’inondava di pace….

Ora che sei tu

fra le Sue braccia

possa il buon Dio

ricompensare

quella tua abnegazione materna

con altrettanta

pace eterna…..

 

                                                                                                                                          

 

Mi tuffo nel pensiero

 

Dalla riva ascolto lo sciabordare continuo

dell’onda salmastra che scorre

lenta e fragrante sul mare.

Respiro, nell’ora vespertina,

odor di pesci e d’acqua marina:

vorrei tuffarmi e raggiungere a nuoto

il sole che tramonta dietro l’orizzonte,

desideroso anch’esso di tuffarsi nel mare….

Altra gente, altri lidi e prati

e monti e colli

della sua luce passeggera conforterà.

Poi anche laggiù tramonterà

per ricominciare, come se cercasse

qualche cosa di nuovo.

Ma tutto da millenni è sempre uguale….

E’ continuo il suo sorgere e tramontare

su luoghi dove di certo

pace fra gli uomini mai troverà.

Il mio desiderio diventa più profondo

ed ecco che mi sprofondo

in un sogno assai bello:

mi tuffo nel pensiero

e mi ritrovo in un altro mondo….

Appare come un mistero

ma è un mondo vero, un mondo divino

dove perenne regna la pace

e un Sole eterno vi splende

che non conosce tramonto.

L’onda salmastra, giunta alla sponda,

s’infrange spumosa con grande fragore.

Mi desta…il sogno scompare.

Ma viva rimane l’attesa di quel Sole,

che, nel mio cuore, mai potrà tramontare

 

 

 

Un treno che si chiama “Tempo”

 

C’è un treno che si chiama”Tempo”

in cui siamo costretti a viaggiare

e va tanto veloce….

A meta sicura conduce,

e c’è tanta luce

in quel treno veloce.

Ma fra i passeggeri

c’è chi non vede la luce,

nemmeno s’accorge:

sono coloro, e son tanti,

che guardano altrove,

ciò che si perde lontano….

Di costoro nessuno la scorge,

allettati da visioni fugaci

che attraggono tanto,

ma presto scompaiono

lasciando amarezza e rimpianto.

Ma chi resta abbagliato dalla luce

si sente appagato nell’anima

anche se nel cuore

ha il pianto e porta un dolore.

Il treno arriverà a meta sicura

e resterà nel bagaglio

ogni pena e ogni cura.

Arrivati alla meta

il bagaglio si dovrà consegnare.

Quanta fatica porta il bagaglio

e quanto dolore!

Ma che importa? Solo la luce resterà.

Tutto l’altro nel bagaglio

si lascerà.

Infatti sulla soglia dell’eternità,

dove il treno sarà giunto,

ci sarà un Angelo inquisitore

che il bagaglio di tutti guarderà.

In quello dei bimbi

troverà solo gigli

e lieto ciascuno,

alla carezza dell’Angelo,

nel gaudio eterno entrerà.

Nel bagaglio dei grandi

troverà cose inutili

che non servono a niente

e ognuno dolente resterà

d’avere inseguito chimere

e di avere sognato vanità

con gli occhi chiusi a quella luce

Che illumina di Verità.

Il viaggiatore che non si è distratto

e dalle cose futili

non è stato attratto,

ma dalla magica luce

è rimasto abbagliato,

con stupore ancora la vedrà,

la stessa luce del treno veloce

che con più fulgore

ai suoi occhi splenderà.

Con l’intelletto e col cuore

ancora ne godrà

e ne sarà beato per l’eternità.

 

 

 

Lungo quel viale

 

Or nella tomba

trovi la tua quiete,

ma ansimare affannoso

fu per te la vita…..

Fiero e fiducioso

io ti ricordo:

con la semplicità degli umili

speravi in Dio

e con bramosia di sapere

guardavi il cielo stellato

o un tramonto sul mare

e ti chiedevi

come, quando e perché

noi fummo creati.

Padre buono,

grazie

per avermi dato la vita.

La tua, con generosità,

immolavi pei figli

e, giorno dopo giorno,

era un Calvario.

Grazie ancora

pei sentimenti puri

e i nobili valori

che mi hai trasmesso

con l’esempio della tua onestà.

Ricordo le tue romantiche

passeggiate al cimitero

e fra due filari di cipressi

ancor ti vedo lungo quel viale….

che vai

incontro alla tua pace….

E ti allontani….

 

 

 

A un fratello musulmano

 

O fratello musulmano, tu adori Dio

 e che si chiama Allah t’hanno insegnato,

ma se è un Dio di pace,

che il povero ama e chi è perseguitato,

quello di cui Maometto ti ha parlato,

tu non adori un altro Dio,

è lo stesso che adoro io.

Dio è uno. Io lo chiamo Gesù

e molto prima che nascesse Maometto

Isaia lo aveva profetizzato.

Gesù era il Verbo incarnato,

parlava sempre di amore

e a morte fu condannato,

ma dalla morte fu risuscitato

l’Uomo che su di sé espiò il peccato;

in cielo, vero Dio, è ritornato

e del peccato l’uomo Egli ha salvato.

Fra Musulmani e Cristiani

non fece distinzione:

per tutti avvenne la divina redenzione.

E’ il demonio che fa separazione

seminando odio e disperazione.

Dio è uno, chiamaLo come vuoi

i miei peccati sono uguali ai tuoi,

Egli entrambi ci ha salvati

e al perdono entrambi ci ha esortati.

Il perdono è il comando che ci ha dato

e col perdono ogni male è cancellato.

Nella passione atroce della croce

fu di perdono l’ultima voce.

Per chi perdona e crede nel Dio della pace

ogni differenza cessa,

ogni rancore tace.

E coloro che amano sono quelli

al cospetto di Dio veri fratelli.

Egli di tutti è Padre amoroso.

Se un figlio al padre bacia la mano

e un altro invece, con più confidenza,

una pacca gli dà sulla spalla,

potrebbe sembrare irriverenza,

ma per il padre né l’uno né l’altro falla

se i gesti entrambi sono espressione d’amore,

perché il padre ama ciò che vien dal cuore.

Così fa anche nostro Signore:

non sono i riti, non sono le parole

che ci fanno amare dal Creatore;

se noi Lo amiamo, Egli ama la sua prole,

purchè ci comportiamo come Egli vuole:

amiamo pertanto il nostro prossimo

come se io e te consanguinei fossimo.

Il desiderio del nostro Creatore

è che all’Umanità palpiti un solo cuore,

perché sia dei Cristiani

che dei Musulmani la vita

dallo stesso Cuore è scaturita.

E io,in nome di Dio unico ed eterno,

in segno di pace ti stringo la mano

e ti abbraccio con affetto fraterno,

o mio amato fratello musulmano.

 

 

 

Il nome di Cristo

 

Contemplo il mare e, come in sogno,

il mio pensiero indietro nel tempo

inizia a volare….e vedo i primi cristiani

sulla sabbia un pesce disegnare

e a tale vista l’un l’altro abbracciare.

E’ il tempo della persecuzione

che, iniziata ai tempi di Nerone,

fra tormenti, con doloroso cammino,

si protrasse fino a Costantino.

Le sillabe e le vocali di una parola greca,

che a “pesce” equivale, furono le sante iniziali

di ”Gesù Cristo di Dio Figlio Salvatore”

con cui i primi cristiani

indicavano il loro Dio immortale.

E sotto il segno benedetto di un pesce

ciascuno si sentiva protetto,

insieme potevano pregare il Messia,

venuto, per amore, a salvare

l’umanità che, invece, Lo fece condannare.

Contemplo il mare….il sogno è già svanito…

Ma io continuo in cuor mio a meditare

e vedo nell’immenso mare l’infinita potenza di Colui

che guida la barca, che mai potrà affondare.

Come ai tempi di Pietro, ancora oggi,

chi teme di potere sprofondare

basta che invochi Cristo a viva voce

e il Salvatore continuerà a salvare.

E chiunque nel profondo abisso sia naufragato

se con fede Lo invoca è già salvato:

l’anima torna a galla in un immenso mare di luce.

E, come i primi cristiani attorno a un pesce,

nell’imperversar d’ogni passione

il nome di Cristo alla vittoria conduce.

 

 

 

La mia Patria

 

Quando per venire a questo mondo,

partorì il cielo l’anima mia,

viaggiavan con me tanti altri bimbi,

ma, per arcano, divino mistero,

a ciascuno un progetto era assegnato,

da svolgere in varie parti del creato.

Così nel pianeta vide la luce

chi in Asia e chi in Africa,

chi in Europa o in altro continente.

Sembra per caso, ma tutto sa, per divino potere,

Chi tutto ciò che fa è padrone di fare e può volere.

Anche se nato fra diversa gente

ciascuno, ugualmente,

era atteso da un Angelo

in un punto diverso del pianeta,

affinché lo proteggesse e lo guidasse

verso la designata, suprema meta.

Anche me la divina Provvidenza

a un Angelo affidò;

Egli mi accolse con benevolenza

per proteggermi con sapienza infinita

durante il viaggio in questa vita.

Sebbene indugiare non avessi mai desiderato,

per stanchezza, un giorno

il mio piede s’è fermato…..

Ma il mio Angelo non mi ha abbandonato

e, dopo la sosta, con passo più accelerato

ho ripreso il cammino: non mi ha mai incantato

un fazzoletto di terra

intriso di lacrime e di sangue,

dove si piange e si fa guerra.

Né mi appaga un segmento d’orizzonte.

Cerco la Patria mia eterna

che non è qua giù, ma d’onde io venni:

lì dove ci saranno cieli nuovi e terra nuova

e non ci sarà il mare:

una Patria dove il male finalmente scompare

e dove ciascuno di quei bimbi,

insieme con me venuti,

è invitato a sua volta a ritornare,

con diversa cultura,

con diversa pelle e colore,

ma ciascuno atteso con lo stesso amore.

La mia Patria è nella luce di Dio,

è un Paradiso sconfinato

dove c’è posto per il bianco e per il nero,

dove l’orizzonte è infinito

come il braccio del Creatore

che circonda con uguale amore

l’universo intero.

Lì ci sarà un solo ovile e un solo pastore:

la Chiesa divina e universale

e sarà festa in eterno

attorno al divino Agnello,

mite, innocente e buono,

amabile, santo e bello.

 

 

 

Dinanzi al Crocifisso

 

Seppure osassi fare un paragone, sarebbe

ogni umano dolore una goccia d’acqua

nell’immenso mare, perché in confronto al Tuo

ogni dolore poco conta, anzi scompare.

Ed è pur vero che in confronto al mare

una goccia scompare, ma

dopo che nel mare essa è caduta,

non è più goccia: anch’essa mare è divenuta.

E, quando sull’immenso mare si specchia il cielo,

e il sole nel meridiano fulgore

lo indora e di sé lo fa brillare, quella goccia,

nel mare caduta e tutt’uno con esso diventata,

anch’essa brilla, di sole inondata.

Se la minima goccia del mio patire

all’immenso tuo dolore io intendo unire,

tutt’uno diventa con la tua passione

e a Te mi unisce nella redenzione.

Il tuo patire ha un valore illimitato

e nell’infinito ciò ch’è finito scompare

come la goccia d’acqua nel vasto mare.

E il finito, che nessun merito può vantare,

come la goccia d’acqua nel mare,

parte dell’Infinito, per grazia, può diventare.

E, quando “non ci sarà più il mare” e

la luce di Dio finalmente tutto potrà illuminare,

finirà anche l’umana passione e la goccia d’acqua,

ch’era mare diventata, anch’essa in luce

insieme con il mare sarà trasformata

e nella luce di Dio sarà integrata.

Questo vuol dire in Paradiso esser beata:

unita a Cristo nell’umana passione

essere poi con Lui in un mare di luce

di radiosa pace divinamente inebriata.

 

 

 

L’inno del creato

 

Nell’azzurro infinito

piume rosate

qua e là

si rincorrono come cigni

in un lago dorato.

 

Nel mare sconfinato

sfiorano i gabbiani

le creste spumose

e l’onda carezza lo scoglio

e scherza e spruzza

e spande acre profumo d’intorno.

 

Sfolgorante l’aurora

nel celeste spazio

annunzia un radioso mattino:

un mare di luce

inonda

la terra e il cielo…..

 

Più lontano…..laggiù…..sulla costa

il fruscio delle acque

che battono contro le rocce……

spumeggiano candide gocce

e cantano

l’eterna canzone del mare.

 

In una fantasmagoria di colori

l’anima è inebriata di gioia

e loda il Signore,

mentre sorride il sole

e a Dio si leva

l’inno del creato.

 

 

 

Tsunami

 

“L’unico, il vero Dio, è il denaro

e il Paradiso è nelle Maldive.

Qui io godo il mio Paradiso;

mi godo il sole e il mare…..

E in questo splendido mare è il mio Paradiso,

che col denaro mi posso comprare.”

Stolto!

Quello splendido mare non ti lascia

nemmeno il tempo di pensare

e diventa, in un secondo,

spaventoso artiglio di morte……

Quel tuo paradiso è sconvolto,

anche il sole scompare.

Dov’è il tuo denaro?

Esso è perduto, nel fango è sepolto…..

E quello al sicuro,

ben custodito in banca occidentale,

che speravi di potere ancora adorare,

dovrai pure, per sempre, lasciare,

perché la vita non te la puoi comprare

e le Maldive or sono le Dive del Male

e il tuo paradiso scompare.

Esso è ora, per sempre, il tuo inferno,

né la vita né il Paradiso ti puoi comprare:

il vero Paradiso è il Dio del Bene

e te lo devi meritare.

E Dio continua, dall’eterno,

a richiamare….a parlare….

Anche lo Tsunami è voce di Dio.