MISTERIOSI ORIZZONTI

 

Prefazione

 

Misteriosi Orizzonti di Agata Fernandez Motzo è una raccolta che si caratterizza per la rievocazione di immagini, di simboli, di fasi storiche e di personaggi che tracciano i punti cardini del cristianesimo, tant’è che la Sua poesia incide l’anima del lettore proprio per questo peculiare aspetto, ogni verso si trasforma in preghiera rivolta al fratello ateo, alla pace, alla fratellanza. Infatti c’è il maestoso significato di una dimensione dell’anima, essenza dell’esistere.

             L’Autrice fa una ricerca meticolosa del lessico, in quanto vuole sottolineare, attraverso la forza espressiva della parola, gli stati d’animo di un Io che vuole aprirsi su temi soprattutto morali e religiosi. Nelle poesie emerge una forte fede nel senso più ampio del significato, cioè quella forza che porta l’uomo alla conoscenza del vero valore della vita attraverso la quale passano tutte le virtù, come sosteneva L. Tolstoi: “Non si vive senza la fede .La fede è la conoscenza del significato della vita umana. La fede è la forza della vita. Se l’uomo vive è perché crede in qualcosa”.

             La Poetessa si affida a Dio e lo fa in modo molto personale e spontaneo senza nessun utilizzo di retorica o di frasi fatte. Il suo credere la conduce a ricercare il senso del creato e attraverso un gioco ad incastro tra sentimenti, dolori e speranze, la poesia si trasforma in un canto interiore, nonché in riflessione e appello per la società, un appello che la Motzo senza nessuna remora lancia anche al non credente. Importanti sono anche i versi dedicati al mistero della natura.

             L’Autrice con molta destrezza ci rimanda ad un gusto descrittivo pittorico e profondo, che lascia risaltare la Bellezza del Creato, quando scrive “ l’umana natura / è come un diamante”. Il diamante non può che non riportarci alla preziosità dell’universo,quale macchina perfetta e specchio dell’Essere Supremo. Nella natura si manifesta quel modello ben preciso che è l’unus mundus per il cristiano, perché l’Essere è luce e la luce simboleggia la nascita della vita

             Il modo in cui Agata Fernandez Motzo ama la natura ci riporta simbolicamente alla dottrina francescana. L’animus che invade verso dopo verso, rafforza il ruolo catartico della poesia e ci consente di cogliere le voci silenziose dell’universo e dei sentimenti umani fino a raggiungere una dimensione poematico-esistenziale che non resta ancorata al passato, ma che mira ad andare oltre l’orizzonte per cogliere quelle piccole cose che regolano l’armonia della vita, la cui linfa vitale è la Pace e non la guerra. Ecco perché la Motzo scrive: “Fratello, hai la guerra nel cuore? /offese, ripicche, rancore…..?/ Compatisci, perdona con amore / come insegnò Nostro Signore”.

             Le poesie contenute in  Misteriosi orizzonti sono testimonianza dell’evoluzione del viaggio metaforico che l’Autrice compie senza perdere mai di vista lo stile poetico che volge alla ricerca della verità interiore.

 

                                                                                                                                          Enza Conti   

 

 

 

Il santo mistero

 

“In principio era il Verbo

e il Verbo era Dio”.

Che cos’è dunque il nulla?

E’espressione umana.

Solo l’Essere esiste

e Dio si chiama:

di tutto il creato

la Mente di Dio

è la culla.

Dio è ed è sempre stato.

Tutto, prima che fosse creato,

era, dall’eternità,

nella Mente di Dio progettato:

non dal nulla,

ma dall’Amore di Dio

tutto è derivato.

Quel che nella mente divina

era in potenza,

per effusione d’amore,

il Creatore

nel tempo e nello spazio

ha dilatato.

E a noi d’amare

nessun limite ha assegnato

e al di sopra di tutto

da noi vuole essere amato.

Soltanto amato.

Ma, atavico retaggio

dell’antico peccato,

l’uomo porta ancora il desiderio

di una proibita conoscenza

e, nonostante la fatale esperienza,

vorrebbe oltrepassare la soglia

del santo mistero dell’eternità.

Ma limitata è a questo punto

la sua capacità.

L’Artefice di tutta la creazione,

per sua divina benignità,

si manifesta paternamente

con la Rivelazione

e con linguaggio adeguato.

Così come al bambino,

il cui capire è limitato,

si dice che il fratellino, appena nato,

la cicogna dal suo nido l’ha portato.

Voler sapere oltre

può essere tentazione,

quindi, con umiltà,

ci si accontenti della Rivelazione,

per non peccare poi

di presunzione.

Rispetti l’uomo

di Dio il santo mistero!

Quando farà ritorno nell’eternità

egli saprà il vero

perché nel cuore di Dio

tutta la verità egli leggerà.

E quando io penso

che dall’eternità

nella Mente di Dio

son sempre stata

allora me ne vado in visibilio.

Che meriti ho io,

o Dio mio,

per essere da Te pensata?

Oh, mi sento, allora, già beata!

 

 

 

A un fratello ateo

 

La notte è fonda e

luccicano le stelle….

Silenzio è intorno…..

L’anima trascende

misteriosi orizzonti….

Di una miriade di astri

vedo trapunto il firmamento

e ogni punto è un mondo…..

E sono tanti mondi….

Che numero infinito!....

Ognuno di quei mondi è immenso

ed è sospeso nel vuoto!....

Chi regge quei mondi?

“Il caso!” L’ateo risponde.

“Sì…..Ma il caso è intelligente?....”

Ma ecco che l’attenzione è attratta

da una stella, che nel cielo si sposta.

Oh, fenomeno strano!

Fenomeno lo chiamo

finchè non odo il rombo:

cessa lo stupore della scienza al richiamo,

e mi accorgo che è un aeroplano.

Anch’esso sembra un punto,

ma poi, piano piano, più grande appare,

quando è più vicino….

Più che una casa….

Sembra quasi un villaggio, che,

grazie alla scienza, si permette

nel firmamento un viaggio,

come le stelle.

“Chi regge quel villaggio

che si muove nel cielo

senza cadere? Il caso?

Solitamente s’intende che è creatura

dell’uomo intelligente

e io credo nella Scienza e dell’uomo

nella formidabile sapienza.

Per arrivare a un miracolo

di tale portanza,

leggi scientifiche ha formulato,

esperimenti ha fatto e,

dopo tanto sacrificio e applicazione,

di immensa soddisfazione

è stato gratificato.

Se non ricordo male, un certo Galileo,

grande scienziato,

il metodo sperimentale

mi pare che abbia

con buoni risultati

assai studiato

e, leggendo nel libro della Natura,

ad altri scienziati la via ha tracciato

e l’uomo è arrivato sulla luna….

Un altro Galileo, secoli prima,

un Padre divino che nei cieli sta

aveva con amore predicato.

Ed a quel Dio l’uomo peccatore

aveva Egli, dalla croce, elevato

avendoci resi Suoi fratelli, Egli,

che figlio di Dio era

e al tempo stesso uomo,

ma immacolato.

Tuttavia con amore, per salvarci,

non disdegnò di farsi peccato”.

Obietta l’Ateo:

“E’ mai credibile un tal mistero?

Un Dio che crea e regge l’universo

quando mai si sarebbe tanto umiliato?

Il mio cervello ripudia un tal mistero”.

Fratello mio, il tuo sentire

quanto da quello di Dio

è diverso!

Colui che crea e regge l’universo

è tutto e solo amore

e te, che a sua immagine ha creato,

l’orgoglio ha invalidato

col peccato.

Tu, che non perdoni chi ti ha offeso,

puoi capire l’Amore

che perdona

chi l’ha disubbidito e vilipeso?

Quell’Uomo-Dio, cui tu non credi,

crea e regge mondi infiniti,

ma dell’atomo è anche Creatore,

che ad occhio nudo

tu nemmeno vedi.

Divenuto oggetto della scienza

con spaventosa potenza

ha deflagrato,

terrore, pianto, morte

intorno ha seminato,

perché quello che l’uomo

con le sue mani tocca

è pronto a convertire a fin di male,

mentre nella mente di Dio

il fin di bene prevale.

Incredibilmente immenso

o incredibilmente piccolo

tutto ciò che Dio crea

va ben oltre ogni umana credenza,

noi siamo infatti creature,

limitate quindi, e assai lontane

dalla Sua divina Sapienza.

Ed è l’orgoglio umano

che tra Dio e l’uomo

segna infinita differenza.

Come può l’uomo capire l’Amore

di un Dio infinito che si fa piccino

quando non è capace di perdonare

nemmeno un malinteso al suo vicino?

Capace solo di serbar rancore,

 è uguale in ogni angolo della terra:

dove arriva, animato dall’orgoglio,

odio porta dovunque

e sempre guerra.

Ecco perché il Santo crede:

perché dall’umiltà nasce la fede.

Il nostro Galileo, grande scienziato,

credendo in Dio,

le leggi della Natura

ha osservato e,

avvalendosi della sua intuizione,

dall’operato di Dio

le sue leggi ha derivato.

Nel Gran Libro leggendo

ogni scienziato

dal vocabolario latino

l’abitudine ha preso

di dire “ho inventato”

ma dal significato etimologico

ahimè, quanto si è allontanato!

Qualcuno il nome dell’Autore

da quel libro ha perfino cancellato

e impunemente,

i diritti ne ha usurpato…..

Così l’Artefice di tutto il creato,

dalla cui metafisica

ogni scienziato

le leggi della fisica

ha poi “trovato”

solo “il caso” ahimè

è diventato!

 

 

 

Come un diamante

 

L’umana natura

è come un diamante:

in principio innocente e pura

e, come un diamante assai preziosa,

perché tutto ha valore

ciò che esce dalle mani del Signore,

finchè il retaggio del peccato

non l’ha contaminato.

Nel buio il diamante

eclissa il suo valore:

è solo una pietra

ed è dura

e fredda e nera.

Senza luce,come ciò ch’è nelle tenebre,

nel buio anche un diamante

si occulta nel niente.

Potrebbe solo diventare

simbolo del male

che così come il diamante

ha mille sfaccettature:

nei suoi aspetti vari e allettanti

anche il male

non sempre è uguale.

E l’umana natura,

spesso crudele e dura,

preda del male,

è nera, oscura,

e, proprio come il diamante,

ha tante facce:

non è sincera, ma falsa e menzognera

e, come un diamante nel buio,

è fredda e nera.

Ognuno critica le facce menzognere

che celano idee

ahimè, non sempre vere.

Qual è la nostra faccia

però non sappiamo

perché, purtroppo, è quella

che mai noi non vediamo

e spesso ci fa comodo,

perché così non ci condanniamo.

Ma, come nero e freddo diamante

riacquista valore

se arriva un raggio di sole

sulle tante sfaccettature

che brillano

di preziosa bellezza,

è così per noi pure

se arriva la luce di Dio:

scompare allora ogni bruttezza

e come diamante brilla

l’umana natura,

che da fredda pietra

nera e dura

identificata al male,

agli occhi di Dio

diventa ancor graziosa:

di virtù risplende, ritornata preziosa

ora che dall’atavico male,

che l’originario splendore

ne aveva occultato,

la celeste Grazia, con la luce divina,

ogni orma ha cancellato.  

 

 

 

Chi nel male è collaudato

 

Chi dal demonio è invasato

e di superbia ha il cuor pervaso,

solo dopo aver toccato,

così come disse S. Tommaso,

dice che anch’egli crederà:

cerca un appiglio

per motivare la sua incredulità.

Purtroppo un’altra è la verità.

Alla passione di Cristo egli non bada

perché vivere nel peccato

più gli aggrada.

Chi manca d’umiltà non può aver fede

e lontano da Dio, ancor, non vede

che dei suoi peccati il gran rigoglio

causa prima è l’orgoglio.

Quanta santa dottrina

col sangue, dalla croce, predicata,

o superba anima dannata,

a tuo gran danno, purtroppo va sprecata.

“A chi ti dà uno schiaffo porgi l’altra guancia”

Poteva dirlo un qualsiasi uomo?

Solo un Dio col cuor trafitto dalla lancia

poteva tali cose insegnare

a te, piccolo, superbo gnomo,

che ignori il sentimento del perdono.

Bisogno c’è di vedere e di toccare

quando col sacrificio della vita

Gesù ci insegnò ad amare?

Quando il cuore è serrato a chiave,

il sentimento dell’amore tace

per colui che morì per la tua pace.

E chi nel male è collaudato

in mano a Satana

la chiave del suo cuore

ha consegnato.

Invece Chi il suo sangue

per amor profuse

un’altra volta morirebbe in croce

per rischiarare

le tue idee confuse.

O Cristo, Tu, che sei onnipotente,

ed entri attraverso porte chiuse

come facesti con Tommaso,

a chi, sventuratamente,

il Vangelo non è sufficiente,

manda, dall’alto della croce,

dal tuo sacro costato

un raggio di luce

e salva ogni uomo dal peccato.

Trasforma il più ostinato miscredente

in vaso di elezione,

come avvenne, miracolosamente,

a Paolo, missionario delle genti.

 

 

 

Nel cuore della SS. Trinità

 

O Maria, sublime creatura,

nel Cuore della SS. Trinità

concepita fosti per essere

superlativa delizia della Divinità.

Splendida stella, che a Dio conduce,

eri nella Mente divina

ancor prima che fosse la luce.

Vagheggiata fosti immacolata,

designata all’incarnazione

di Gesù Cristo, di Dio Figlio,

fin dall’inizio della creazione,

o bianco petalo di giglio.

Del Verbo divino fosti culla

quando lo Spirito Santo

Ti rese Madre, divino portento,

Vergine Fanciulla.

Il tuo viver nel tempo

fu luminoso passaggio,

di santità un lampo,

di divina sapienza un raggio,

scia di perfezione,

meteora di umiltà.

Perché luogo avesse il divino messaggio

la missione compisti con fedeltà:

nel tuo grembo portasti il Salvatore

e accanto a Lui,

per l’umana redenzione,

del Calvario percorresti la via

e fosti pur nel dolore

fedele e pia.

D’ogni virtù sei bella

e la più santa, Vergine Maria:

la gravità del peccato

non ti ha mai sfiorato

e candida come bianca piuma,

più dell’ala di un angelo eterea,

al soffio dello Spirito Santo, Tu,

lampada ai passi dell’Umanità,

dalla terra al cielo ti sei levata,

o Vergine Maria Immacolata.

Nell’Amore e nella Pace beata,

nel Cuore della Trinità sei ritornata

per essere incoronata Regina

del cielo e della terra, Tu,

degli esseri umani la privilegiata,

la più santa, dai Santi venerata.

Ne gode tutto il creato,

dalla terra al firmamento,

e chi non vive nel peccato.

La SS.Trinità ne è allietata:

per la Divinità fosti creata!

Tu condividi in Paradiso la gloria,

nel gaudio eterno e in gioioso canto

con il Figlio, il Padre e lo Spirito Santo.

 

 

 

Le tenebre contro la Luce

 

L’Essere è Luce

e dalla Luce viene la vita,

chi alla Luce volta le spalle

ogni bene ha perduto,

ogni speranza per lui è svanita.

Lucifero, portatore di luce,

libero e purissimo spirito

Dio l’aveva creato,

ma contro Dio volse le spalle

e fu il peccato.

Per amor proprio egli ha

Dio invidiato

e cedendo all’orgoglio

guerra al Creatore ha dichiarato.

Perduta la luce di Dio

principe delle tenebre è diventato.

Divenne non essere,

fu del male la culla,

cacciato dal Paradiso

precipitò nell’abisso del nulla.

Il nulla di chi, privato della Luce,

si consuma nella notte del peccato.

Il primato del male egli detiene,

fra gli uomini

sudditi ha cercato

e con l’insidia di un falso bene

o di una promessa fallace

d’ogni sprovveduto s’è fatto un seguace.

Così miseramente adescato

dalla tentazione e dal peccato,

liberamente, lo segue veloce

l’uomo dal falso bene lusingato.

Lo sventurato poi impreca contro Dio

perché il bene cerca nel peccato

e non si rende conto

che, senza la Luce di Dio, nessuno

il Bene ha mai trovato.

L’esercito dei numerosi dannati,

spinti al male dal supremo mentitore,

fa la guerra ai fedeli del Signore

e con ogni tipo di tentazione

solo nel male

trova soddisfazione.

I peccatori nel cuore pace non hanno,

in cerca vanno di fraudolenti beni,

essi ignorano quello vero

quindi non sanno

che, né in questo mondo

né nell’altro,

mai ne troveranno.

Chi offre a Satana la propria libertà

deviando dalla via che a Dio conduce,

nell’ultima battaglia

che il nemico contro gli sferra,

con disperazione rimpiangerà

d’aver preferito le tenebre alla Luce

e alla fine, troppo tardi, si accorgerà

che speranza di bene e di vita,

nella maledizione che seco conduce

nel buio eterno mai più non avrà.

 

Chiarore lunare

 

Intorno tutto è quiete

nella solitudine della brughiera.

E’ notte ormai.

Al chiarore lunare

scorre fra i ciottoli, lenta,

la placida onda,

che specchio diventa

in mezzo ai cespugli,

e scintillare d’argento pare,

nel suo canoro scivolare….

S’odono lievi stormire

le piccole foglie:

è un sussurro d’incanto

fra un groviglio di arbusti

e il dolce alitare del vento.

L’odore forte del muschio,

lo stormir dei ramoscelli, leggero,

il ridere giocondo dell’onda,

il sereno del cielo,

è dolce melodia d’amore

che dà, piacevole al cuore,

di dolcezza una nota

nel primaveril tepore.

Tra cespugli e arbusti,

eco d’un profondo sentimento,

odi, sommesso, un pianto.

Ma…..nella placida brughiera,

al mite chiarore lunare,

il mio pianto

è preghiera.

 

 

 

La mia pochezza

 

Ti offrì quel tale solo cinque pani

e due pesci appena, ma dalle Tue mani

uscì di cibo abbondanza piena.

Tu di quel poco non abbisognavi

chè, se volevi, con nulla li sfamavi,

così come dal nulla ci hai creati.

Stanchi eran tutti ed anche affamati,

quel poco pane coi due pesciolini

Ti servì solo per insegnare

che Tu anche di poco ti accontenti,

perché il poco lo puoi moltiplicare.

Ed io, che neanche poco Ti so dare,

me stessa Ti offro, misera qual sono,

a Te mi affido e Tu sai quanto soffro

di non poterTi fare un grande dono.

Della mia miseria Ti chiedo perdono.

Un grande desiderio a grandi cose mi invita:

è desiderio di carità, di carità infinita.

Solo Tu lo puoi realizzare,

se questo desiderio vuoi accettare.

Nelle Tue mani la mia pochezza

Tu puoi moltiplicare e dalle Tue mani sante

grazie infinite puoi elargire.

Anche il mio poco, quindi, può servire.

Per grazia Ti chiedo a me di lenire

la sofferenza che tanto mi accora:

voglia l’Onnipotenza tua

per misericordia impedire

la perdizione di tanti peccatori

che giorno e notte il demonio

nelle fauci immonde, facile preda,

spietato divora….

Quel poco pane e quei due pesciolini

m’inducono a sperare che il mio poco,

per tua Onnipotenza, può servire

a salvare molti peccatori

che resi mondi come bambini,

in eterno Ti possan benedire.

 

 

Testamento

 

Allorché vicina sente la morte

ogni uomo giusto

pensa ai figli, alla consorte

o in mancanza di quelli

pensa agli amici o ai suoi fratelli.

E, dopo sincero pentimento,

di quel che possiede

con giustizia e coscienza

fa testamento.

Nell’ultima ora della sua vita

pensa a quanto ha di più caro,

prima che la vita terrena sia finita.

Il Figlio di Dio onnipotente

venne a rivestire

l’umana misera spoglia

dall’alto dei cieli umilmente:

volle che fossimo salvi dalla pena eterna

e del Paradiso, per i suoi meriti,

potessimo ancora varcare la soglia.

Nella vita terrena fu buono e generoso,

trascorse gli anni facendo del bene

con cuore sincero e misericordioso.

Non si risparmiò atroci pene.

Morì in croce e fu vilipeso.

Come malfattore fu condannato

Egli che mai nessuno aveva offeso.

Sul punto di morire per i nostri peccati

anch’Egli nell’ultimo momento,

dopo che i carnefici ebbe perdonati,

come uomo giusto fece testamento.

Nudo era nato in una capanna

e nudo moriva crocifisso.

Lasciava al mondo solo la Madonna.

Ma per la missione che si era prefisso

tutta l’Umanità gli apparteneva.

Sebbene solo e da tutti abbandonato,

nel Cuore, sempre, Egli cara l’aveva:

dalla croce fece testamento

e alla Madre Addolorata l’affidava.

L’accolse Ella sotto il nero manto

nel suo dolore acuto, che nel cuore

Ella pativa senza alcun lamento.

E, come al Padre ,

al Figlio suo ubbidiente,

con la fortezza dello Spirito Santo,

di noi, dopo di Lui, si prese cura.

A Lei ricorre ogni spirito affranto

e dopo quella triste sepoltura,

fedele al divino testamento,

Ella è la Madre nostra che ci assiste

per amore del Figlio

ogni momento.

 

 

 

Nuova alleanza

 

A Sua immagine e somiglianza

Dio creò l’uomo

come dall’eternità

in Gesù l’aveva amato.

Dal Creatore divino generato,                               

l’assoluto progetto sei Tu,

che il finito e l’Infinito

nella tua Persona hai unificato.

Tu sei il perfetto modello

cui l’Artefice divino si è ispirato,

quando, per ultimo, creò Adamo,

che al di sopra di tutto doveva amarLo

ed essere per l’eternità beato.

La consueta luce divinamente ha sfolgorato

nell’istante in cui l’Ente divino

l’essere umano e con esso tutto il creato

ha col Suo alito nobilitato.

Ma quella luce in tenebre

l’uomo ha poi mutato,

quando a sé la spense

con la gravità del suo peccato.

Anch’io tradisco il progetto di Dio

se non seguo, come ombra, il Divino Modello

perché, non essendo a Sua immagine e somiglianza,

fra me e Dio c’è infinita discrepanza:

priva di grazia, io sono soltanto

fallita creatura, di spregevole sostanza.

Tu, Uomo perfetto, per amore incarnato,

più volte ci hai raccomandato:

“Siate perfetti come il Padre”.

Per noi pregavi e la via ci hai insegnato…..

Insieme con il Padre anche Tu immensamente

l’essere umano hai amato

e il Padre, con i meriti tuoi,

hai per noi glorificato,

espiando il nostro peccato.

Tu e il Padre siete una cosa sola.

Tu sei la vera immagine del Padre,

sei l’unico che di vero amore Lo consola.

Dalla colpa ci hai redenti,

con dolorosa passione, perché

nella grazia divina vivessimo contenti

come Dio voleva, fin dalla creazione.

Come fra Te e il Padre

c’è perfetta unione

così l’essere umano a Dio

per l’eternità hai ancora unito

nella nuova alleanza

con amore infinito.

E perché in questa terra,

dove il peccato di Adamo ci aveva relegati,

molto gravosa non fosse l’esistenza,

essendo nella valle di lacrime esiliati,

la santa Eucaristia hai istituito,

o Divina Sapienza!

 

 

 

Una strada verso la Luce

 

In un bel giardino un giorno m’incamminai

e, senza meta, per ore, attraverso sentieri fioriti,

or da una parte or dall’altra, a lungo girovagai.

In un folto bosco alla fine mi addentrai

ma, nonostante l’ebbrezza dei profumi,

con ansia cercai una via d’uscita

verso la luce, verso la vita.

Non vedendo altro sentiero né altra via,

attratta da una salvifica speranza,

gli occhi in alto con prontezza levai

e vidi una casa in cima ad una roccia:

era quella l’unica salvezza.

Ma come arrivare a tanta altezza?

La roccia era erta, era scoscesa

ed era l’unica salvezza tuttavia.

Volsi lo sguardo intorno, ma solo pietre trovai

e, pietra su pietra, una strada in salita architettai.

Era una scala ripida: dovetti molto faticare e

con pesanti pietre le mie forze

continuamente misurare.

Quanto tempo ci volle non saprei…Tutta una vita….

Ma finalmente un giorno, ecco, la mia fatica fu finita.

E alla porta bussai di quella casa.

Una voce gentile mi rispose

e con cortese zelo mi chiese:

“Tu lo sai che cosa occorre per entrare?”

Io risposi:”Apritemi per amore!

Tutta la vita per giungere a questa altezza

con amore io tribolai

e sempre pietre, solo con pietre io mi cimentai.

Che pesante fardello…..

Sempre più pesante ad ogni gradino che salivo….

E ancora pietre io raccattai….e sempre pietre

con tanto sforzo io sollevai!”

Al mio dire la porta si spalancò

e una mano si accinse a benedire.

O gradita sorpresa!

Nel retro c’era un ampio portone

aperto verso il cielo

e in quel cielo un giardino luminoso

e tante pietre brillanti in una luce abbagliante.

Capii allora che le pietre,

da me raccolte con mani sanguinanti,

lassù erano diventate diamanti,

alla luce di Dio splendenti.

Ed ora, ecco, finalmente,

nella felicità di quella luce

avrei goduto eternamente.

 

 

 

L’eterno presente

 

Il tempo sta all’eternità

come lo zero sta all’infinito.

Ma di cotale, singolare, proporzione

da ignorante io chiedo a uno scienziato,

per sua sapienza già ben referenziato,

una più esatta spiegazione.

Che cos’è il tempo?

Che cos’è l’infinito?

E lo zero? E l’eternità?

C’è chi presume, in sua ambizione,

di rispondere a tutto con la propria ragione

e ciascuno crede per davvero

che il suo pensiero solo

sia infallibilmente

quello vero.

Così cominciando dal tempo,

in cui pur viviamo,

quante certezze

in assoluto abbiamo?

Uno dice e un altro contraddice

e noi di volta in volta ci culliamo

in molteplici e audaci teorie,

accettando per vere

vacillanti, ipotetiche fantasie.

Non esiga l’uomo perfetta cognizione:

una grande ingordigia della Verità

può essere superbia e tentazione,

adori Dio in profonda umiltà,

si accontenti della Sua Rivelazione

e l’innata sete del Vero

disseti alla Sapienza del Vangelo.

“Dio tutto sapeva prima del peccato,

perché poi l’Uomo dall’Eden ha scacciato?”

Chi avesse Dio in tal modo apostrofato

con arrogante malignità

ha bestemmiato.

Il prima e il dopo

per l’Eterno, a dir poco,

sono favilla in smisurato fuoco,

perché nella Sua divina mente

esiste in verità l’Eterno Presente.

L’umano orgoglio

vorrebbe penetrare un mistero

di cui la chiave è nell’Eterno Vero.

Nella Luce di Dio tutto saprà

chi verso Dio con umiltà procederà

perché quando il Sommo Bene avrà incontrato

lo stesso Dio, nel gaudio eterno,

la nostra anima

di divino sapere appagherà.

 

 

 

Il buon ladrone

 

Ad ogni uomo è affidata una missione,

ma per computarne la scadenza

non usa criterio umano

la divina Sapienza:

ci sono quelli della prima ora

ed anche quelli

dell’ultimo momento.

Ciascuno la sua ora

però ignora.

Ma niente è casuale avvenimento:

tutto avviene per divina permissione.

Ed anche se nell’ultimo momento

gli giunse la divina vocazione,

al buon ladrone

fu affidata la prima

e più nobile missione.

In un incrocio di umiltà e di amore,

il privilegiato della Redenzione,

finì la vita con nostro Signore.

Dopo un’intera vita di peccato

una grande missione

Dio però gli ha dato:

se qualcuno la Grazia ha trascurato

ed è sempre vissuto nel peccato

l’esempio del Santo Buon Ladrone

possa scamparlo dalla disperazione

pensando che, nell’ultima ora,

fu quel reo d’ogni peccato perdonato:

preda non fu d’eterna dannazione

avendo il Crocifisso invocato,

affinché di lui si ricordasse

appena giunto nel suo regno beato.

E così , con la propria salvezza,

egli ha salvato

chi potrebbe morire disperato.

Ma c’è un detto elementare,

tuttavia di convalidata esperienza,

che è molto prudente ricordare,

infatti cita un saggio avvertimento:

“Chi ha tempo non aspetti tempo”

e piuttosto che sia troppo tardi

è meglio un tempestivo pentimento.

Essendo un saggio ammonimento,

anch’esso alla salvezza può giovare:

il detto è molto collaudato,

per cui chi potrebbe essere santo

non rischi alla fine di morir dannato.

 

 

 

Il re del creato

 

Il peccato originale è l’ipocentro

di uno sconvolgimento generale,

che dalla profondità del cuore umano

tutto l’universo ha danneggiato.

Davide nel salmo ha cantato

che Dio fece l’uomo perché fosse

il re del creato:

“Qual signore lo hai costituito

sulle opere delle Tue mani;

tutto hai posto sotto i suoi piedi”.

Prerogative straordinarie Dio gli ha dato

perché con libertà e intelligenza

voleva da lui essere amato

e a Sua somiglianza lo ha creato.

La volontà, l’intelligenza e la libertà

l’uomo usò in modo sbagliato:

invece di amare Dio,

disubbidì col peccato: amò se stesso

e dal suo egoismo fu condannato.

Epicentro del male diventato,

un’onda malefica da sé ha sprigionato

che tutto l’universo

ha contaminato…..

E il male, come onda sismica,

dappertutto è arrivato.

Dell’uomo, strumento del maligno diventato,

Dio aveva fatto il centro del creato

e divenne invece l’epicentro del male,

a causa del peccato,

che al di fuori e lontano da sé

ha propagato.

Il male è conseguenza del peccato,

anche il male che c’è nel creato.

Ma quando l’uomo si sarà purificato

e quella perfezione perduta

avrà recuperato, seguendo la via

che Gesù gli ha insegnato,

anche il creato sarà rinnovato e

“Terra nuova e cieli nuovi ci saranno”

e il male, che l’universo investe,

anch’esso sarà debellato.

 

 

 

Fratellanza

 

Fratello, hai la guerra nel cuore?

Offese, ripicche, rancore…..?

Compatisci, perdona con amore

come ci insegnò Nostro Signore.

chè se ogni uomo ciò facesse

e, in cambio del male, bene rendesse

oh, come cambierebbe il mondo:

svanirebbe l’odio profondo

che ci induce solo a condannare.

Aspettiamo che sia l’altro a perdonare,

e lo desideriamo, quando noi sbagliamo,

perché a tutti piace la parola “t’amo”:

ce l’ha inculcata nel cuore,

quando ci ha creati il divino Amore,

ma con egoismo dagli altri noi vogliamo

la pace che, malvolentieri, concediamo.

UNO venne a predicar la pace,

ma di intenderlo nessuno fu capace.

In cambio n’ebbe sputi e percosse

come se un malfattore Egli fosse,

Egli venne dal cielo con amore

e al cielo ritornò dopo gran dolore.

Venne perché l’umano soffrire

voleva santificare col suo dire.

Ma non disse soltanto belle parole,

col Suo sangue predicò: non eran fole.

E invece di esserne riconoscente

si vanta qualcheduno di non esser credente.

Come se fosse un grave errore

credere nell’amoroso Dio redentore.

E poi vogliamo che il mondo vada bene

quando l’odio ci scorre nelle vene,

odio contro tutto e contro tutti.

Egoismo e invidia ne sono i tristi frutti.

E la vita perciò diventa nera

perché sordi siamo alla parola veritiera

che a prezzo di se stesso predicò il Messia

quando della fratellanza c’insegnava la via

 

 

 

Figli dello stesso anelito

 

Fratello, mai ti vidi,

ma ti riconobbi

nel dolore che ci accomuna,

nutriti dallo stesso seno.

Se a te d’amore il cuore palpitò,

se dalla medesima brama dell’Infinito

la tua anima fu rapita,

io ti porgo la mano:

figli siamo della stessa Madre

che dalla stesso grembo ci generò.

Se amasti campi ameni,

albe fragranti,

onde imperlate di luna

e nella notte piangesti

al canto delle cicale

in riva a un mormorante ruscello,

le stelle contando ad una ad una,

lassù cercando,

in cielo,un bene non più sperato

sulla terra,

ma ti respinse anche quello

e, nella profonda notte,

solo ti sentisti,

piccolo atomo

sprofondato nel nulla,

vieni, sia tu uomo o fanciulla:

fratelli siamo,

figli dello stesso anelito,

per cui, amabile e divina,

dall’umana miseria

a Dio ci riconduce

Madre Natura.

 

 

 

Zaccheo

 

Ti voleva solo vedere

il pubblicano Zaccheo

e s’inerpicò sul sicomoro,

ma Tu, che sei onniveggente

e della forza del male

ben più potente,

l’hai visto, l’hai chiamato

e la vita in un momento

gli hai cambiato.

Sei buono, generoso,

regista miracoloso,

o Dio, che del bene

non conosci misura,

perché l’amore tuo

è smisurato.

Nei tuoi disegni

tutto a fin di bene

è tracciato:

egli ti voleva solo vedere

e Tu nella sua casa

ti sei autoinvitato.

Nella sua vita bastò un desiderio,

fu salutare:segnò una frattura

con la vita precedente di peccato

e quindi di sventura.

La vera ricchezza

in Te Zaccheo ha trovato

e chi ti cerca,

può ben dirsi beato, perché

mai Tu hai abbandonato

chi ti desidera,

anche solo un momento,

pur nel peccato:

dal cielo scendesti infatti con amore

per la salvezza di ogni peccatore.

Il desiderio e la ricerca di Te,

in quel momento,

segnò l’inizio

di un vero lieto evento:

Zaccheo di sé s’è spogliato

e nella tua grazia egli è rinato.

Chi per seguire Te

alle vanità ha rinunciato

trova molto più

di quel che ha lasciato,

perché Tu, buono e onnipotente,

ricambi con abbondanza di grazia

eternamente.

 

 

 

Dio ci ama

 

Dio per amore l’uomo ha creato

e sempre, anche nel peccato,

Dio l’uomo, continuamente,

ha amato.

Non ha Dio l’uomo condannato: è l’uomo

che, del privilegio della libertà dotato,

da Lui si è allontanato.

Dio creò l’uomo perché vivesse nel Bene,

nell’Eden lo aveva collocato

e dal male lo aveva preservato.

Ma l’uomo, da Satana tentato,

per essere come Dio

mangiò il frutto vietato.

O triste sventura,

o dolorosa esperienza:

nella valle di lacrime precipitato,

conobbe il male e con esso il peccato.

L’uomo si è autocondannato.

Come per legge fisica tra il fuoco e l’acqua

esserci non può la convivenza,

ma volentieri l’uno dell’altra fa astinenza,

così se con l’acqua, elemento naturale,

vogliamo l’umana natura significare,

ecco che il fuoco,

nel sublime significato

di Spirito di Dio

puro, eterno ed increato,

allontanò da sé Adamo ed Eva.

Irretiti furon essi nel peccato:

ormai così ciascun d’essi voleva.

E l’acqua andò a scorrere nel fango,

perché tra il male e Dio

non c’è unione, ma dall’eternità

eterna separazione.

L’acqua, tuttavia,

per tecnologia avanzata,

può essere purificata

essendo dal fango liberata.

Dal fuoco, poi, può essere evaporata:

ed ecco che, candida nuvoletta diventata,

in alto può volare.

Così l’umana natura,

nell’acqua rappresentata,

a Dio, che sempre l’ha amata,

può ancora ritornare,

anch’essa, per divina grazia, purificata.

Dio non vuole l’uomo condannare

e l’uomo sempre ha continuato

Egli ad amare.

Lo amava quando gli parlava

nella coscienza

anche se non era più

con lui in reale presenza.

Lo amava con infinita clemenza,

quando per bocca dei Profeti

annunziava la sua incarnazione

perché avvenisse la divina redenzione.

L’uomo si è autocondannato,

Dio dall’eternità

l’ha solo amato, l’ha sempre amato:

quando lo ha creato

e quando dalla croce

col suo sangue divino l’ha salvato.

Quello che esce dal cuore di Dio

eterno è come Dio

e mai revocato:

l’uomo salvato,

dopo la redenzione,

ancora è libero

come nella creazione

e arbitro è di decidere,

a sua discrezione,

tra la luce eterna e l’eterna dannazione.

L’uomo, per sua scelta

si può autocondannare.

Ma Dio, che ama ed è eterno Bene,

che ama solo amare,

se il male l’uomo ripudia

e promette di cambiare,

nel Sangue , dalla croce versato,

lo lava, lo purifica d’ogni male

e il pentito, così rinnovato,

all’innocente di prima equivale

essendo cancellato ogni peccato.

Fin dall’eternità

Dio l’essere umano ha sempre amato.

Beato è l’uomo pentito

Perché da Dio è perdonato.

 

 

 

Solitudine

 

Se ti trovi solo

in una valle oscura,

ma dell’Eterno accanto ti senti

alla divina presenza,

solo non sei:

fra le sue braccia ti protegge

il Padre che ti ha creato

e ai tuoi bisogni provvede,

come fa cadere la pioggia

sui fiori del prato.

Se in questa fede immerso

vivi col tuo Dio nel cuore

e in sintonia coi suoi

senti i palpiti del tuo,

in unico vincolo

di volontà e di amore,

solo, tu, non sei mai

e, in sua dolce e beata compagnia,

sempre ti consola il cuore

una santa, sobria,

perenne e fiduciosa allegria.

Ma se, senza di Lui,

ti trovi in mezzo a una marea di gente,

ti senti solo, in mezzo a tanta folla.

Come in mezzo a fantasmi

ti senti estraneo,

perché ciascuno è una monade e,

tutt’altro che in armonia,

vive chiuso nel suo egoismo

e per te non trova un sorriso,

neppure una parola.

Ti senti allora più solo

forse anche smarrito.

La solitudine è dentro di noi

nell’assenza di Dio.

CercaLo e ti è già vicino.

Egli è fedele, Egli è il tutto…

E tu…..piccola parte del creato,

ma pensata con tanto cuore

e lavata con tanto sangue,

Gli sei costata tanto dolore,

tu,creatura privilegiata,

tanto sofferta e tanto amata.

Egli, sempre e dappertutto,

ti segue con amore.

Ti senti solo, soltanto,

se Lo ignori.

 

 

La missione del povero

 

“Questo è un mondo infame:

chi nasce ricco

e chi muore di fame.

A tutti ha dato una missione,

ma per quale perfido gusto

ha creato anche me

questo Dio ingiusto?

Per essere solo disprezzato?”

Così bestemmia

chi non sa o non vuol sapere

che nella creazione

tutti abbiamo una missione.

A te, che sei affannato,

un compito assai importante

Egli ha assegnato:

da te dipende il beato esercizio

delle due più sante virtù,

che tanto valore hanno

nel divino giudizio.

L’una è quella della santa umiltà

e l’altra di sua sorella,

la divina carità.

Tutti in questo mondo siamo fratelli

e a Dio sono cari quelli

che nell’esercizio di tali virtù

vana non rendono

l’incarnazione di Gesù.

Tu, povero, tendi la mano

e, se nel cuore hai l’umiltà

e lo fai con fiduciosa,

benevola semplicità,

offri la gioia a chi ne ha possibilità

di acquisire presso Dio

il grande merito della carità.

L’umiltà e la carità

son le virtù precipue

di Cristo Redentore:

per Sua umiltà

avvenne l’incarnazione

e per somma carità

la Sua umana passione.

Ad ogni uomo pio

aprì le porte del cielo

Gesù, figlio di Dio.

Ma come il sole

splende fra gli astri

così fra tutte le virtù

l’umiltà e la carità

del Paradiso sono i pilastri:

il povero si presenterà

col titolo dell’umiltà

e il ricco se non esibisce

quello della carità

nel regno di Dio

non entrerà.

E tu, povero,

dai morsi della fame tormentato,

non avvilirti,

anche a te, vedi?

una missione ha affidato,

Egli i poveri

più dei ricchi ha sempre amato,

tanto che con essi

si è identificato:

“Quando uno di questi voi sfamate

è come se a me in persona

voi lo facciate”.

Dopo altri simili insegnamenti

nudo sulla croce morì

fra mille insulti

e atroci tormenti.

Proprio come te fu disprezzato

e più di te con crudeltà fu dileggiato.

Ma chi la croce

appresso a Lui avrà portato

nella gloria con Lui

sarà risuscitato.

 

 

 

Usami come straccio

 

Che io sia luce della Tua luce

è stata la mia preghiera

fino adesso

e sulla scia di questa luce

la mia fede con il cuore

a Te spesso mi conduce.

Ma se io penso

e medito un momento,

tal preghiera mi induce

a pentimento.

Io luce?

Mi prende lo sgomento.

Che cosa mai per Te

di buono faccio?

Io che polvere sono

e tutto debbo solo al Tuo perdono?

Non più alla luce ardisco io pensare,

non sono degna.

Solo ad uno straccio

io potrei somigliare,

un laido straccio,

sporco e impolverato.

Allora, o mio Signore,

buono e clemente,

d’ora innanzi la preghiera

che a Te, supplice,

rivolgerò sovente,

sarà diversa, molto differente,

perché sotto falsa virtù non si nasconda

la tentazione del malefico serpente.

Io luce della Tua luce?

No, mio Signore,

questa è umiltà apparente

e sotto vi si annida,

se faccio bene attenzione,

tanto amor proprio

e tanta presunzione.

Con la tua grazia

la tentazione io scaccio

e a Te mi offro, solamente,

come umile straccio.

O mio Divino, umile di cuore,

usami come straccio,

o mio amato Signore!

Tu stesso, con le Tue mani, lo userai

con divina pazienza

e di esso ti servirai,

anche se niente vale,

per spolverare il male.

Con esso porterai lucentezza

dove il bene

dalla polvere è offuscato,

nei cuori ossidati dal peccato.

Lo userai con la tua divina bontà

proprio per pulire dal peccato:

l’altrui polvere si aggiungerà

allo straccio, che di per sé

è già tanto impolverato…..

Ma dove passa lascerà il nitore

e tutto splenderà

per le Tue mani,

o sola divina luce, o Redentore!

Usami come straccio.

e quando lo straccio non servirà più,

per essere da Te usato,

e lì dov’è passato

ogni peccato per le Tue mani

esso avrà cancellato,

finalmente sarà liberato

dalla polvere

per cui tanto ha penato,

della propria e di quella altrui

che, pure, s’è addossato;

infatti, per tua misericordia,

nel continuare la tua Redenzione,

col sangue Tuo

lo sporco straccio

si sarà lavato.

 

 

 

Voce del cosmo

 

Ti levi argentea, o luna,

ed il chiarore che da te s’effonde

nel ciel sereno,

pare dire al mio cuor

che pei varchi del mondo

oltre la terra bruna,

oltre il limpido cielo

è il mister del creato!

Voce del cosmo, immensa!

Parli all’anima mia che ti comprende:

forse da lontano è Dio

che dai cieli mi parla

ed il cuor ne ritrae dolcezza grande….                                                   

Da questa rupe dalla qual ti guardo,

fulgida luna, ascolto

il frangersi del mare sugli scogli:

lungi l’onde contemplo

di spuma biancheggiar sotto il tuo raggio.

E nel brusio del mare,

nella luce mutevole dell’onde

sento di Dio gli accenti,

la sua potenza ammiro.

E su la striscia della bruna terra

pur contemplo, distesa, la pianura

e una piccola casa biancheggiare.

Fluttua nell’aria odor di caldo pane

forse sfornato appena.

Odo un cane latrare in lontananza,

e il rotolio di un carro:

il frusciare del mare

del guidatore al canto s’accompagna.

Piccolo uomo che la voce immensa

sfidi del mar con la tua voce umile,

chi sei tu mai?

Passa la voce tua, lungi si perde….

Passano gli anni e varian le stagioni,

solo il brusio del mare

si perpetua nei secoli.

E nulla rimarrà dell’uomo.

Solo tu, nivea luna, rimarrai fulgente

e tu t’infrangerai mare sonante

su la tacita riva

sin quando lo vorrà l’Onnipotente.