Spunti di meditazione

 

 

1)

La speranza

La Speranza insieme con la Fede e la Carità è un dono di Dio, infatti si chiama virtù teologale, e Dio, che è Creatore e Padre di tutti, i suoi doni li dà a tutti. Noi dobbiamo solo farne buon uso. La speranza tende a Dio e Dio è Bene, quindi ogni essere umano spera il Bene e tutto ciò che è buono. Ma, sempre a causa dell'egoismo che tutto stravolge e  ci è tramandato dalla nostra natura corrotta dal peccato originale, spesso l'uomo spera nel bene per se stesso, ma non per gli altri, anzi quanto più si lascia corrompere da colui che per primo insidiò l'essere umano nei nostri progenitori Adamo ed Eva, spesso è corrotto a tal punto da sperare il male altrui. E chi spera nel male per un altro  e nel bene per se stesso, non ha alcun bene da sperare, perché ha già il male nel cuore. Dove c'è il male non c'è il Bene e chi non ha Dio nel cuore, non può nemmeno avere la Speranza: è un uomo disperato, un'anima non più di Dio, ma del demonio.

 

 

2)

La felicità. Che cos'è la felicità.

Che cos'è la felicità?

La felicità è il possesso di tutto ciò che si possa desiderare, fino a quando ci manca qualcosa e quindi si ha qualche desiderio da soddisfare non si è felici. Chi possiede

 

tutto e non ha nulla da desiderare? Solo Dio. Quindi la felicità coincide con Dio e solo in Lui la si può trovare. E' vano cercarla altrove.

 

 

3)

Quando si è felici? Chi è felice?

Ogni anima viene da Dio, quindi ogni anima tende a Dio, cioè ogni anima tende alla felicità. Ma  quando un essere umano è mai stato felice in questo mondo? Ognuno aspira a qualche cosa che lo possa rendere felice. Ma, seppure raggiunge la meta ambita, può avere la certezza di essere ormai felice? Ovvero fino a quando? Non è questa la felicità. Questa è l'illusione della felicità. Perché prima o poi subentra o il rimpianto di avere perduto la felicità che  sembrava di avere trovato o sopraggiunge un altro desiderio di qualche altra cosa che continua a farci sognare la felicità. Quindi quella non era felicità, era un assaggio, un'idea, un'illusione di felicità.

La felicità coincide con Dio. Solo chi vive in Dio è felice. Felice è il santo. Un esempio da citare è San Francesco, il quale era povero e sofferente, ma diceva: "Mio Dio, mio tutto". Non gli mancava niente. Era felice: "Tanto è grande il Ben che aspetto, che ogni pena mi è diletto." Aveva capito che la felicità è Dio e che solo in Dio si trova.  

 

 

4)

Dio scomodo

I malvagi vorrebbero distruggere Dio, che per loro è scomodo, e poiché non possono Lo bestemmiano e Lo insultano, ma sappiano che " lo sputo torna sulla faccia di chi sputa contro il Cielo". E' un detto popolare nato dalla verità inconfutabile dell'esperienza.

 

 

5)

Una chiave da usare a doppio giro

Per entrare in Paradiso occorre una chiave, ma una chiave da usare a doppio giro: un giro è quello dell'amore, l'altro è quello del perdono. Usando questa chiave a doppio giro, apri il Cuore di Gesù vi entri e sei già in Paradiso, nella pace di Dio.

 

 

6)

Nella pace di Dio

Ogni anima è nella pace di Dio quando è in pace con se stessa. E quando è in pace con se stessa? Quando ha nel cuore amore e non rancore. Se nel cuore ha amore, ama Dio e il prossimo, perché il suo cuore trabocca di carità e se non ha rancore nel suo cuore non c'è ombra che possa  oscurare la luce di Dio. Quindi si vive nella pace di Dio  quando il nostro cuore è in sintonia col Cuore di Dio. Quando si ha questa grazia non si vive nel regno del male, ma nel regno del bene, che è il regno di Dio. Signore, venga il tuo regno, venga presto e venga nel cuore di tutti. Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e perdonaci tutti nella tua pace.

 

 

7)

Il Corpo Mistico

La Chiesa come Corpo Mistico di Gesù è partorita da Maria e Gesù dalla croce affida l'umanità alla Madre sua, quindi ben a ragione Maria è Madre della Chiesa, di cui è Capo lo stesso Gesù e l'anima di questo Corpo Mistico è lo Spirito Santo. Le cellule di cui è composto sono i cristiani. Ogni cristiano e, potenzialmente, ogni uomo è una cellula del Corpo Mistico ovvero della Chiesa.

 

 

8)

Cellule cancerogene

Le cellule del Corpo Mistico che glorificano la Chiesa sono i Santi. Ogni santo è una cellula della Chiesa, ma ha anche un corpo umano soggetto alle malattie, malattie di ogni genere, comprese anche quelle di cancro. Si aborrisce il cancro anche se è nel corpo di un santo

Giovanni XXIII, come altri Santi, aveva il cancro ma, a parte quelle cellule, il suo corpo era, è, e sarà santo e venerato.

 

 

9)

Pietre vive

Il Corpo mistico è la Chiesa, che è costituita da pietre vive, che sono i battezzati cioè essere umani.

Come in ogni corpo ci sono cellule impazzite, che ne costituiscono il cancro, anche nel Corpo Mistico ci sono cellule cancerogene (anche nella gerarchia, purtroppo) e, come nel corpo umano, anche nel Corpo Mistico, se non sono sufficienti le cure per guarire il male, bisogna eliminare quelle cellule aborrite, ma non disprezzare il Corpo Mistico, che è e sarà santo.

 

 

10)

Certi cristiani

Certi cristiani che si dicono credenti in Dio, ma non alla Chiesa (e pertanto non praticanti) sono già essi stessi cellule cancerogene, perché con la loro incoerenza fanno tanto danno alla Chiesa, giudicano col metro dell'ignoranza, senza essere all'altezza di saper distinguere il bene dal male, facendo di tutte le erbe un fascio e non si rendono conto che il fango che buttano addosso al Corpo Mistico fa sanguinare Gesù più della stessa crocifissione.

I buoni cristiani sanno che, quando un corpo è danneggiato da un cancro, è giusto prendersi cura del cancro perché il corpo guarisca dal male. Se le cure non sono efficaci, non sono sufficienti e non è possibile la guarigione è giusto eliminare il cancro, ma mai uccidere il corpo.

Così nel corpo umano, così nel Corpo Mistico. I veri cristiani  questo lo sanno e non rinnegano il Corpo Mistico perché, nonostante le cellule cancerogene, continua ad essere santo come istituzione, perché santo è il suo Capo, Gesù, e la sua anima, lo Spirito Santo.

 

 

11)

La Chiesa

La Chiesa metaforicamente è stata definita la barca di Pietro. Sono passati più di venti secoli e la barca di Pietro, nonostante le persecuzioni, continua a galleggiare. Qualcuno vorrebbe farla affondare, perché con la barca affonderebbe tutto il suo patrimonio spirituale ed evangelico, in altri termini la conoscenza e l'idea stessa di Dio. E' quello che ha sempre tentato di fare Satana, ma la barca di Pietro continuerà a galleggiare sul sangue dei martiri, se occorre, perché il timoniere è lo Spirito Santo.

 

 

12)

Un cammino verso l'eternità

La nostra vita su questa terra è un cammino verso l'eternità. La nostra santità consiste nel sopportare sotto i nostri piedi tutti quei sassolini che incontriamo lungo il cammino. Possono fare più o meno male, ma l'anima che piace a Dio è quella che ne sopporta il dolore sempre e con lo stesso amore, sapendo che ogni sassolino è una prova che santifica il percorso. I sassolini però nessuno se li procura, si incontrano e si accettano ogni giorno.

 

 

13)

Amor di Dio e amor proprio

Dio è verità, quindi ama la semplicità, che è purezza di sentimenti e di desideri, preferisce coloro che con umiltà accettano e mettono in pratica la divina volontà che si manifesta nelle prove di ogni giorno e gli piacciono le anime che Lo amano nel prossimo. Se poi vuole qualche cosa in più sa Lui a chi chiedere di più e che cosa chiedere. Se lo decidiamo noi non è amor di Dio è amor proprio. Infatti per amor proprio siamo capaci di fare grandi cose, ma per amor di Dio non siamo capaci di sopportare una persona molesta.

 

 

14)

Colloquio con Dio

Spesso parlare con qualcuno mi dà soggezione, temo il suo giudizio, la sua critica, mi

sento a disagio. Ma quando parlo col Signore mi sento libera, ho tanta confidenza, tanta fiducia, perché so che Egli conosce tutto di me, conosce tutta la mia miseria e gli parlo a cuore aperto, ed Egli mi ama, nonostante la mia indegnità. Egli è buono e misericordioso e vuole essere amato col cuore. San Marco ci riferisce nel suo Vangelo che una volta Gesù si trovò a pranzo insieme con i farisei e questi criticavano i suoi discepoli perché non si lavavano prima di mangiare, secondo la tradizione. Gesù rispose: "Isaia ha ben profetizzato di voi ipocriti, così egli ha scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me"(Mc 7,1-6) A Lui interessa il nostro cuore soltanto, perché Egli vuole soltanto essere amato. Le nostre parole non servono, Egli le legge nel nostro cuore e guarda se sono pure le nostre azioni. A Dio si parla con i sentimenti e con le opere. Signore mandami il tuo Spirito, affinché tutti i miei sentimenti siano da Te ispirati ed io possa pensare, parlare, amare e compiere tutte le mie opere ispirate dallo Spirito Santo, che io possa essere sempre uno strumento della tua Volontà.

 

 

15)

I Santi e la gloria di Dio

I cieli narrano la gloria di Dio e la gloria di Dio splende in pienezza assoluta nel regno di Dio, in Paradiso, il regno della Luce. Anche sulla terra, dove spesso spadroneggia il principe delle tenebre, approfittando della debolezza umana e seminando tanto male, la gloria di Dio può ugualmente splendere, perché ci sono i Santi, fari della luce di Dio, che fanno splendere la Sua gloria anche sulla terra.

 

 

16)

Era pentito il figlio prodigo?

Il Padre nostro che è nei cieli è padre di tutti e, buoni e cattivi, tutti siamo suoi figli. Egli ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo.

Il nostro Creatore, soprattutto, vuole essere amato. Nessuno ama più di chi dà la vita, così Egli ci ha amato e ci ama indipendentemente dai nostri meriti, per questo è Padre misericordioso. Ma non pretende il nostro amore, perché ci ha creati liberi.

Ci aspetta con la pazienza amorosa del Padre e ciascuno di noi è suo figlio e, degni o indegni, ci aspetta tutti.

Con amore paterno abbraccia il figlio che torna a Lui.

Tornare al padre vuol dire essergli fedeli, pentiti del male commesso.

Il figlio prodigo era pentito?

Nessuno di noi lo può giudicare, infatti Gesù disse: "Non giudicate" e lo disse categoricamente.

Qualcuno ha detto che non era pentito, ma era tornato per la fame, qualche altro, come se fosse autorizzato da Colui che, solo, può giudicare, si ostina a dire che il figlio prodigo raggira il padre.

Con quale diritto, con quale presunzione si può affermare ciò?

Chi può scrutare nel profondo della coscienza?

Con un minimo di carità, che farebbe tanto piacere a San Paolo, si può giustamente pensare che, anche se fosse stato indotto dalla fame o da un calcolo puramente egoistico, il figlio prodigo per tornare al padre, ha dovuto fare un cammino: "partì e si incamminò verso suo padre" (Luca 15, 20). Durante il cammino si pensa, si riflette, si fa esame di coscienza (è quello che avviene nell'anima di tutti, da chi è santo dalla nascita a quelli convertiti, che sono diventati santi da grandi peccatori.) Quello che conta non è il punto di partenza, ma quello di arrivo.

Io credo che il figlio prodigo al momento in cui arriva e abbraccia il padre si è pentito del male, ha già rinnegato se stesso.

Nella parabola il padre rappresenta Dio misericordioso e il figlio prodigo l'uomo nella sua debolezza umana e nel peccato, ma pentito.

Ricordiamoci che Dio è Sommo Bene e il Bene non abbraccia il Male. Tra il Male e il Bene c'è un abisso che si chiama Inferno. Nell'inferno non c'è pentimento del male e nemmeno misericordia.

Forse, dico forse, a mio modesto e fallibile avviso, giudicando solo dall'apparenza, meriterebbe l'inferno più il fratello maggiore, che giudica, condanna, senza carità e senza misericordia, con l'intransigenza di chi si giudica migliore, senza peccato, pronto a scagliare la pietra.

Ma spero che si sia ravveduto anche lui, per meritare la misericordia di Dio, quel Dio che fa piovere sui buoni e sui cattivi, che aspetta tutti con lo stesso amore, ma abbraccia solo chi con le lacrime del pentimento si è lavato, purificato. Spero che, come il fratello anche lui sia potuto rinascere a nuova vita. Parlando del figlio prodigo, nel Vangelo Gesù fa dire al Padre: "Questo tuo fratello era morto ed è risuscitato" cioè dalla morte del peccato è risorto alla vita della grazia. (Lc 15,31-32)

 

 

17)

La presunzione

La presunzione è un grave peccato, che vanifica l'umiltà. Che giova a un'anima essere umile nel senso che si senta misera, peccatrice, indegna di Dio, se poi si sente esasperatamente in colpa perché non riesce a migliorare ovvero a conseguire su se stessa quelle vittorie …..che tanto gratificherebbero l'amor proprio?.....

Questa è presunzione, chi vive questo stato psicologico e spirituale ignora o vuole ignorare la sua originale miseria. E' un'anima che ripone fiducia in se stessa e non ama Dio, non la sfiora nemmeno l'idea che : "Senza di me non potete far niente" (Gv 15, 5) E' un'anima che si sente in colpa, ma non si rende conto che la vera grande colpa, che offende Dio è proprio questa presunzione. "Si fa più festa in cielo     per un peccatore convertito…." (Lc 15, 7) Sì, perché Dio sa che siamo peccatori per natura e non si scandalizza della nostra miseria, ma della nostra presunzione. Gesù

non è venuto per condannare, ma per salvarci si è addossato i nostri peccati, però appellava spregevolmente ipocriti i farisei per la loro presunzione. Dio vuole essere amato e chi ama si annulla nella persona amata, come Cristo si è annullato per l'Umanità. Le anime che Dio ama sono quelle che si addolorano per averlo offeso, si pentono e fermamente si propongono di non offenderlo più e se per involontaria debolezza ricadono nel peccato si addolorano, ma solo perché pensano di non amare Dio abbastanza, con umiltà, senza la presunzione di potere essere …..infallibili.  

 

 

18)

Vivere secondo il Vangelo

Vivere secondo il Vangelo vuol dire fare la volontà di Dio come Gesù ci ha insegnato. Quindi "salverà la sua vita chi la perderà" (Mc 8, 35) vuol dire che per salvare la nostra vita dobbiamo "rinnegare noi stessi" cioè rinunciare al nostro io. Chi è nella presunzione di salvare la propria vita per i suoi meriti, pecca di superbia, quindi perde la Grazia e perderà la sua vita, perché è sempre sotto il tiro del maligno e l'uomo è facilmente vulnerabile senza lo scudo della Grazia. Chi umilmente vive secondo il Vangelo, facendo la volontà di Dio, salverà la sua vita e sarà esaltato perché vincerà sul male non per i suoi meriti, ma per i meriti di Gesù, nostro Salvatore, che è "Via, Verità, Vita" (Gv 14,6) e si è incarnato affinchè nella Verità della sua persona, da divino Maestro, ci insegnasse con la parola e con l'esempio la giusta Via che conduce alla Vita della grazia e della salvezza eterna. Per amare Gesù e seguirlo bisogna prima conoscerlo e quindi vivere secondo il Vangelo. Conosciamo il Vangelo?

 

 

19)

Nell'eterno divenire

"In natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma." (A.Lavoisier)

Sì, perché tutto è nella mente eterna di Dio Creatore e tutto ciò che è creato, scientemente o incoscientemente, nell'eterno divenire tende a Dio, che è l'Essere immutabile, eterno, la radice universale dalla quale sboccia il Creato.

 

 

20)

Una persona saggia

Perché Dio permette il male? Questa è una domanda alla quale spesso si risponde con l'ateismo. Ma è pur vero, e quasi tutti l'abbiamo constatato, che spesso un evento incontrovertibilmente definito un male ha prodotto un bene. A volte lo avvertiamo subito, altre volte dopo parecchi anni. Nessuno è né sarà mai capace di capire l'operato di Dio. C'è qualcuno capace di distruggere il mondo e di rifarlo meglio? E allora "calzolaio non andare oltre la scarpa". Così disse il famoso pittore greco Apelle ad un presuntuoso saccente. Apelle era una persona saggia.

 

 

21)

Il giglio del mio desiderio

Per godere dell'eterna luce di Dio bisogna prima conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita. Servire Dio vuol dire renderci degni di Lui operando il bene, perché Egli è il Sommo Bene. Io ho tanto desiderio di operare il bene, ma se mi fermo un momento per esaminare il mio operato, di buono non vedo niente, il male è straripante e sommerge totalmente quello che, usando nei miei confronti tanta indulgenza quanta non riesco ad averne con gli altri, potrebbe sembrarmi buono. Il peccato originale rende difficile alla natura umana ogni tentativo di operare il bene : spesso quello che mi sembra bene  non è bene o non è giudicato bene dagli altri, oppure le conseguenze non sono buone come immaginavo. Allora che cosa posso offrire di buono al Signore? Gli posso offrire un giglio, il giglio del mio desiderio, il desiderio di piacere a Lui, desiderio vivo, puro e bello come un giglio. Ma può sbocciare un giglio dal letame? Sì, se è innaffiato dalle lacrime dell'amore e dal dolore di un pentimento sincero. La Grazia può fare anche questo.

 

 

22)

"In questo segno vincerai"

La preghiera è unione con Dio, ma spesso ci sentiamo lontani da Dio. E lo siamo. Sì, perché siamo irretiti in tante altre cose, a volte anche stupidaggini, vuote distrazioni, ci sentiamo stanchi nello spirito. Ma non è Dio lontano da noi ,  siamo noi lontani da Dio, e purtroppo  con la stessa facilità con la quale divaghiamo da Dio di pari passo commettiamo peccati Saranno magari peccati veniali, ma il fatto è che quando ci sentiamo alla presenza di Dio, troviamo anche la virtù di non offenderlo nè col pensiero né con la parola né con uno di quegli scatti istintivi che meritano riprovazione, ma che siamo sempre pronti ad autogiustificare (almeno avessimo la stessa misericordia verso gli altri!). In quei momenti in cui siamo lontani da Dio brancoliamo nel buio, spesso ci vince la noia, qualche volta la depressione e se potessimo guardare i nostri occhi li vedremmo velati di triste malinconia. Si diventa malinconici lontano da una persona cara. E lontani da Dio se ne ha un più che valido motivo. Quel che è peggio è che proprio in quei momenti avremmo tanto bisogno di pregare, perché sono quelli i momenti in cui, avendo chiuso la porta a Dio, non ci rendiamo conto che l'abbiamo aperta al nemico di Dio. Ma come si fa a pregare? Il Signore sta dietro la porta (Ap 3,20) e rispetta la libertà di ognuno ma, se qualcuno gli  apre la porta, entra e sta con lui. Siamo noi che ci allontaniamo da Dio, ma Dio, anche quando non Lo sentiamo c'è, è presente, è lì che ci vede sempre e spesso i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere li riceve come flagelli, aspettando che ci decidiamo ad aprire questa benedetta porta, per vederlo lì , crocifisso e risorto, che ci aspetta, che aspetta il nostro ritorno. "Pregate per non cadere in tentazione."(Mt 26,41) Ma come si fa a pregare in questa condizione di spirito, nell'aridità totale? Eppure, mio Dio, è tanto facile. Facile? Sì. Basta fare un segno di croce. E' come usare un insetticida spray e i diavoli fuggono come gli insetti nocivi. Infatti  un segno di croce immediatamente ci unisce alla SS. Trinità, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e questo vuol dire glorificare e metterci sotto la protezione di Dio Creatore, di Dio Redentore e di Dio Amore e la porta del cuore si apre e vediamo il Dio incarnato crocifisso e risorto con le braccia aperte. E' lì, dietro la porta, aspettando di entrare , per stare con noi, per salvarci dal peccato, per scaldare il nostro cuore dalla tiepidezza, per farci vincere  il male. " In hoc signo  vinces." Nel segno della croce Costantino e i Cristiani hanno vinto.

Facciamo spesso il segno della croce, pensando di onorare la SS. Trinità e meditando sulla crocifissione di Cristo. Tutte le volte che facciamo un bel segno di croce, anche solo mentalmente, facciamo una bella preghiera: è un flash, che dalle tenebre dello spirito ci solleva alla luminosità di Dio. Si può vivere di preghiera, sebbene impegnati in qualsiasi faccenda, perché dopo un segno di croce, come inondati dalla grazia, viene spontaneo dire: "Signore aiutami a fare la tua volontà". E questa è la più bella preghiera, che il Signore aspetta da noi.

 

 

23)

A immagine di Dio

L'essere umano è riuscito ad accorciare la distanza tra il firmamento e la terra, a vincere la legge della gravità, ma nonostante l'evoluzione e tanto progresso ancora non ha capito che è, soltanto, a immagine di Dio e nella sua superbia ha osato fino al punto di credersi capace di sostituirsi al Creatore e non ha capito che è solo una pallida ombra di Dio. Anche se è arrivato sulla Luna, se dovesse arrivare anche fisicamente su un altro pianeta o anche oltre, che cos'è l'essere umano in confronto a tutto l'universo?

In confronto alle innumerevoli galassie, alle infinite leggi che regolano, nella vasta immensità che ci circonda, tutta la creazione, a cominciare dalle infinite facoltà biologiche di tutte le creature del mondo animale, vegetale e minerale, l'essere umano è meno che un granello di sabbia nel deserto. Di fronte a tanta onnipotenza trascendentale l'uomo è di fronte a Dio infinitamente meno di quello che è il computer di fronte a me che, sebbene mi lasci sbigottita la sua enciclopedica sapienza, però io, umile immagine di Dio, che ho il potere di accenderlo, ho anche il potere di spegnerlo, così come Dio illumina la mente dell'uomo e la può spegnere. Dio perdoni la mia indegnità  nell'avere osato il paragone, perché nulla di umano è paragonabile a Lui, che è l'UNO al di sopra di tutto e di tutti. L'essere umano dovrebbe solo glorificare Dio, ringraziarlo della luce del sole fino a quando gli è concesso di vivere, sperando di godere, quando arriverà la sua ora, la Luce Eterna che nessuno mai spegnerà. 

 

 

24)

Vivere d'amore

"Vivere d'amore", come dice Santa Teresa del Bambino Gesù, dovrebbe essere una regola di vita e sarebbe già il regno di Dio come Gesù ci ha insegnato secondo il Vangelo. Purtroppo spesso si fa confusione e si confonde l'amore sacro con l'amor profano, ma l'amore sacro è Verità che non delude, l'amor profano è un miraggio: quando ti sembra di averlo raggiunto l'hai già perduto.

 

 

25)

La giovinezza

Se ce la portiamo dentro, la giovinezza come l'anima non ha età. Ma c'è chi nasce già vecchio e sono quelli che vivono in continue amarezze e delusioni, perché guardano con invidia quello che hanno gli altri, invece di sorridere alla vita e ringraziare Dio per quello che ci ha dato, dando aiuto possibilmente a quelli che stanno peggio ed ecco: chi vive così vive in grazia di Dio nella gioia e nella serenità dello spirito, in una giovinezza spirituale che non tramonta con gli anni.

 

 

26)

Desiderio e buona volontà

Il desiderio è l'unica cosa che nasce dal cuore ed è la cosa più gradita al Signore. Nella parabola dei lavoratori chiamati a lavorare nella vigna gli ultimi furono pagati come i primi.(Mt 20,8-14) Ma Gesù aveva chiesto loro: "Che fate qui tutto il giorno senza far niente?" E quelli avevano risposto: "Stiamo qui senza far niente perché nessuno ci ha chiamati a lavorare." Quegli uomini non erano rimasti a letto a dormire, ma erano andati anch'essi col desiderio di lavorare. Il loro desiderio alla fine era stato appagato e compensato con la medesima paga dei primi lavoratori. Dio, che è rappresentato dal padrone della vigna, gradisce il desiderio e lo apprezza al massimo. Egli sa che noi tutti non possiamo far niente (Gv 15,5) quindi a Lui basta la nostra disponibilità, che è fondata sul desiderio vivo e impegnativo di fare, al quale Egli risponde con la grazia della chiamata. Pertanto è necessario sottolineare che gli ultimi non erano rimasti assenti per negligenza o cattiva volontà, anch'essi si erano dati da fare e avevano fatto quello che, soltanto, avevano potuto fare. Il desiderio per il Padrone ha quindi lo stesso valore di chi aveva potuto fare prima di loro, avendo ricevuto prima la chiamata. Quello che conta è darsi da fare nei limiti della nostra possibilità aspettando l'ora della chiamata e quindi avere la ricompensa che merita la buona volontà. In questo caso il desiderio ha un grande valore.

 

 

27)

La morte. La Grazia.

Non si deve temere la morte. La morte è la mano pietosa che apre la porta del Paradiso a chi riconosce la propria miseria e, pentito, pur cosciente della propria debolezza umana che non gli consentirà mai di raggiungere la perfezione, invoca la misericordia di Dio, unico perfetto, che nel suo infinito amore, nella sua incommensurabile carità, è sempre pronto ad accogliere per sua grazia un'anima che chiede perdono perdonando.

 

 

28)

La perfezione e il Paradiso

La perfezione è un bene da raggiungere e si identifica con Dio. Bisogna tendere alla perfezione, il che equivale a tendere a Dio. E' un cammino che si può percorrere sorretti dal desiderio vivificato da un continuo impegno, una meta alla quale si può arrivare spinti dall'amore, che è un riflesso della Grazia, la quale è la luce di Dio.

Un'anima purificata dalla Grazia dopo la morte diventa tutt'uno con la luce di Dio.

E questo è il Paradiso.

 

 

29)

Perdona sempre

Anche se senti nel cuore un dolore acuto che non riesci a cancellare, perdona sempre per amor di Dio e, se si presenta l'occasione, anche il male ricevuto, che non riesci a dimenticare perché ne senti vive le fitte nel cuore, ricambialo facendo il bene a chi ti ha fatto il male. Prendi esempio da Gesù, che perdonò i suoi crocifissori mentre lo stavano inchiodando alla croce, senza aver fatto nessun male, addossandosi anzi il male di tutti gli uomini.

 

 

30)

Il bene e il male

Il bene che tu fai agli altri ritorna a te. Il male che gli altri fanno a te ritorna a loro, perché tra il bene e il male i confini sono netti: il bene va col bene, il male va col male. Anche se non senti di farlo per istinto, fai sempre il bene per amor di Dio, che è Sommo Bene : ogni opera buona ti unisce a Dio.

 

 

31)

L'ingratitudine

Quando si parla della passione di Cristo si ricordano sempre le sofferenze fisiche e sono tante e sono crudeli, di una sofferenza atroce. Ma non si parla mai abbastanza della spina più crudele che trafisse il suo cuore, il suo cuore che conosceva solo l'amore, il suo cuore che parlava solo di amore, il suo cuore che era fatto di amore, che era il motore che lo spinse a patire tanto. Ma per chi? Per l'essere umano, per un essere ingrato. Fra tanti peccati, di cui si parla, l'ingratitudine sembra quello di minor peso, invece è la spina più sottile e più perfida, che fece patire Gesù ancor prima che iniziasse la passione. Il sudore di sangue del Getsemani era causato da quella spina. Gesù sapeva già tutto quello che lo aspettava, dal bacio al rinnegamento al crucifigi. "Padre, se puoi, allontana da me questo calice…" Quando la folla urlava: "Crocifiggilo", dov'erano le folle che "lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro." (Luca 4,42)? Dov'erano quelle folle, che ti seguivano a migliaia e bastava che ti toccassero, quando eri sempre pronto a operare il bene a profusione? (Marco 3,9-10). Dov'erano? Povero Gesù, ti avevano abbandonato, tradito, rinnegato.

Aveva vissuto facendo solo del bene, amando.

Chi è mai degno di cotanto amore?

Se almeno, invece di chiuderci in noi stessi (nel migliore dei casi!!) si pensasse di unire alla passione di Cristo le sofferenze amare causate da una ingratitudine, per continuare la redenzione nel Corpo Mistico!

 

 

32)

Credo in Dio,ma….

Credo in Dio, sono cristiano, ma non vado in chiesa. Finchè si dice credo in Dio, ma non vado in chiesa, nulla da obiettare perché in Dio ci credono tutti, volenti o nolenti, anche gli atei, (i quali Lo chiamano "Caso") e ci credono quelli che, educati in un'altra cultura, hanno altre religioni e Lo chiamano Allah o in qualsiasi altro modo e, se credono in un Dio,  non si contraddicono anche se non vanno in chiesa . Ma chi dice credo in Dio, sono cristiano e poi non va in chiesa (e lo dice quasi con ostentazione) si contraddice in assoluto. Perché la chiesa, per essere precisi, non è un tempio qualsiasi fatto di pietra, ma è il Corpo Mistico di Cristo fatto di pietre vive, ogni pietra è una cellula di quel Corpo. Io sono cristiana, quindi sono una pietra viva della Chiesa, una cellula del Corpo Mistico. Perché chiesa, dal greco ecclesia, significa assemblea,  cioè l'insieme  delle cellule che costituiscono il Corpo  Mistico.  

Se uno è cristiano e si vanta di non mettere piede in chiesa, non sa che cos'è il Cristianesimo, non sa che un edificio non è chiesa se non è consacrato, cioè se non ospita l'ostia consacrata ovvero il corpo di Gesù Cristo, che disse:"Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue vivrà in eterno"(Gv 6,56). Chi crede in questo è cristiano e deve comportarsi da cristiano, avendo come modello di vita il maestro Gesù. Altrimenti pensa di credere in Dio, ma in quale Dio? Non dica di essere cristiano, perché sarebbe solo incoerente, ottenebrato, in contraddizione con se stesso. Forse l'unico dio in cui crede è un idolo: il dio del denaro o il dio del potere o il dio del successo o chissà quale dio, un dio che non troverà mai nel tabernacolo di una chiesa cristiana.

 

 

33)

Qualunque cosa chiederete

Gesù disse: "Qualunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome ve la concederà."

Ma è sempre così? No.

La prima cosa che una persona che abbia fede e umiltà dovrebbe pensare, quando non ottiene quello che chiede, è che certamente Dio ha un progetto che noi non siamo in grado di giudicare, ma è di gran lunga più conveniente per noi spiritualmente e ci prepara a ricevere una grazia più grande di quella che chiediamo.

Un'altra cosa alla quale non si pensa, ma che è fondamentale, è che non riflettiamo sufficientemente sulle parole di Gesù, il quale dice di chiedere al Padre in nome suo.

Che significa in nome suo?

Significa innanzitutto che dobbiamo essere degni di Lui, altrimenti come possiamo presentarci a Dio Padre in nome del Figlio suo divino, se siamo peccatori? E spesso se non ci sentiamo peccatori, lo siamo ancora di più, perché pecchiamo di arroganza, di superbia e di prepotenza. Vestiti di peccato come possiamo presentarci a Dio in nome di Gesù?

Che meriti abbiamo per sentirci degni di Gesù?

Ciascuno pensi ai propri peccati, anch'io ho da pensare ai miei, ma io uno che non chiede, ma pretende da Dio in nome di Gesù, proprio di Gesù il quale si presenta espressamente come esempio di umiltà (Imparate da me che sono…..umile di cuore. Mt 11,29) non posso esimermi dal giudicarlo tutt'altro che umile e come fa a presentarsi a Dio in nome di Gesù? Non io ma il suo essere pretenzioso lo giudica.

Prima dobbiamo purificarci, ben sapendo che Dio non ha bisogno di alcuna macchina per fare la radiografia della nostra anima e non ci si può nascondere dietro un dito; quando si è sinceramente puliti di ogni arroganza, di ogni superbia, di ogni presunzione, solo allora possiamo chiedere in nome di Gesù con quella umiltà di cui ci ha dato egli stesso esempio. (Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà. Mt 26, 42)

Perché i santi ottengono quello che chiedono in nome di Gesù?

San Pietro per primo al paralitico che gli chiedeva l'elemosina (Atti 3,6) disse: "Non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo do: alzati e cammina." E il paralitico camminò. Pietro era nel mirino dei persecutori, non era molto lontano dalla crocifissione, non aveva niente, ma aveva l'anima piena di Gesù e poteva permettersi di parlare e di dare in nome di Gesù, ne era degno: l'Amore lo rendeva degno, l'Amore che unisce il Figlio al Padre e a chi vive in quella sfera.

 

 

34)

Venga il tuo regno

Perché Dio si fece uomo?

Per salvare l'uomo.

Da che cosa?

Dal male che aveva ereditato a causa del  peccato originale.

Gesù, vero Dio e vero Uomo, da uomo pregava il Padre Creatore perché il suo regno di luce e di bene annientasse il regno delle tenebre e del male. Gesù ci insegnò a pregare e la prima cosa che Gesù ci insegna a chiedere nella preghiera è : Venga il tuo regno.

 

 

35)

Gesù e il male

L'uomo Gesù visse in continua lotta contro il male, che lo tentava e lo insidiava non rinunziando ad alcun tentativo di prevaricazione. Ma Gesù, fermamente unito al Padre e cioè al Bene, vinceva sempre sul male e ne  trovava la forza nella parola di Dio, che egli conosceva dalla Sacra Scrittura e metteva in pratica con la forza che gli veniva  dal Padre che lui umilmente pregava.

Questo fece Gesù sempre durante la vita terrena fino alla crocifissione, durante la quale non ebbe mai nessuna ribellione contro il Bene, ma, sempre sottomesso alla volontà del Sommo Bene, altro non fece che perdonare chi gli faceva il male, senza mai darla vinta al male. Anzi, così facendo, l'ultimo suo umano respiro sancì la vittoria del Bene contro il male. Questa è la Redenzione.

Dio aveva bisogno di fare tutto questo?

L'unico bisogno del Sommo Bene è quello di amare, altro non ha fatto e non fa se non per amore. Il suo amore volle redimere l'uomo.

Quando nella lotta tra il bene e il male vince il Bene trionfa il Dio della luce e dinanzi alla Luce le tenebre non esistono più.

Venga il tuo regno non è solo una preghiera, è una lotta continua che il cristiano deve fare ogni giorno sull'esempio di Gesù per vincere sul male con la vittoria del Bene.

 

 

36)

La forza dell'Amore

Come Gesù era unito al Padre così anche l'uomo deve sentirsi unito al Padre e come Gesù ogni essere umano deve vivere tutti i momenti della giornata tenendo presente che in ogni circostanza se non dà la vittoria al male ma al bene in unione con Gesù e quindi col Padre, collabora perché continui la Redenzione e vinca il Bene. Allora Venga il tuo regno non è più una preghiera detta a parole, ma vissuta in unione con Cristo. In questa unione si trova la forza dell'amore con la quale si può vincere il male, perché è la forza stessa di Dio, dello Spirito Santo.

 

 

37)

Natura matrigna

Spesso si sente accusare la natura come se fosse non madre natura, ma madre matrigna, causa di tante malattie, di tanti problemi e di tanto dolore. Sembra che ci sia una grande contraddizione con quello che leggiamo nella Genesi, da dove apprendiamo invece che tutto il creato fu sottoposto all'uomo fin dalla creazione perché vi vivesse felice: "Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, / tutto hai posto sotto i suoi piedi" (salmo 8) Poi, incredibilmente, vediamo che mentre l'uomo cerca di conoscerla e di esserne padrone fino al massimo, la natura invece si ribella e spesso lo delude e lo danneggia.

Quello che abbiamo appreso dall'Antico Testamento è tutto vero, dalla Genesi che parla della creazione ai Salmi che cantano lode a Dio usando come linguaggio la bellezza stessa della natura.

E allora? C'è o non c'è la contraddizione?

Io so di essere a immagine di Dio, ma purtroppo, ahimè, un'immagine molto sbiadita, tuttavia so con certezza che se un uomo è un ubriacone mette al mondo con buona percentuale di probabilità dei figli tarati, quindi ammalati, quindi infelici.

L'ubriacone, uomo che ha preferito il disordine, il male e ha messo al mondo degli innocenti ammalati, dai quali altri innocenti hanno ereditato il male, era un mio lontano antenato da innumerevoli generazioni. Io certamente non l'ho conosciuto e nessuno più lo conosce. Ma anche tu che leggi hai un lontano antenato di 10, 20, 30 o più secoli fa, che come il mio era uno spregiudicato che mise al mondo dei figli tarati e che anche tu non hai conosciuto e nessuno conoscerà mai, perché da molto di lui non si parla. E così ogni uomo non sa che ha certamente, chissà in quale secolo, nelle sue lontane origini un antenato che, insieme con tutti gli altri nostri antenati, ha seminato figli ammalati o nel fisico o nella mente o ne hanno ereditato i relativi vizi e i difetti.

Quindi noi a causa di questi nostri antenati ci siamo trovati a vivere in un mondo dove brulica la malattia, il male, il dolore e tutte le relative conseguenze.

Nella Mente Divina la natura, come l'aveva creata Dio, era madre dell'uomo, lo generava e lo nutriva, quindi lo amava. Ma la natura è stata violentata dall'essere umano fin da quando Adamo ed Eva mangiarono quella bella mela che non dovevano toccare, perché questo era il disegno  di Dio.  Ma, essendo anch'essi liberi, a immagine del Creatore, vollero conoscere il male e per primi violentarono la natura. E conobbero il male.

Questa violenza dell'essere umano contro la natura non si è fermata ai nostri progenitori e ai nostri antenati, purtroppo continua ancora ai nostri giorni, perché l'uomo con la sua intelligenza ha escogitato tanti altri modi di violentare la natura e la buona madre  natura violentata non può che partorire figli ammalati, sofferenti, infelici.

Questo che sto scrivendo io molto probabilmente lo scriverà ancora fra altre lontane, future generazioni, un mio erede, un vostro erede, che non parlerà di mele o di alcolismo, ma anche di aids, anche di disastri ecologici, di buchi neri, di situazioni climatiche spaventose.

Pagherà sempre la natura?

Sì, per prima.

Perché gli uomini prima la violentano e poi le chiedono: "Perché di tanto inganni i figli tuoi?"

Povera natura, Dio l'aveva creata così bella, così buona, così perfetta e innocente! E adesso le si attribuiscono tutte le colpe. E magari la colpa è di Dio. Sì, anche Gesù era bello, buono, perfetto e innocente.

E già…..Gli innocenti sono poi sempre quelli che pagano!

Per questo Gesù fu crocifisso.

 

 

38)

Non tenterai il Signore Dio tuo

Ci riferisce Matteo nel suo Vangelo che alcuni scribi e farisei interrogarono Gesù: "Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno" Ed egli rispose: "Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.(Mt 12,38-40)

Nel Vangelo di Luca (16,19-31) leggiamo che il ricco epulone non potendo ottenere da Abramo che dal paradiso il povero Lazzaro (che il ricco epulone quando erano in vita aveva sempre ignorato)  possa portare aiuto a lui che sconta il suo egoismo   con la terribile sofferenza della sete, chiede che almeno Lazzaro sia mandato da suo padre, dove si trovavano anche i suoi fratelli, per ammonirli affinchè non vengano anch'essi in questo luogo di tormento, ma  vedendosi ammoniti da uno resuscitato dalla morte alla vita eterna , si sarebbero convertiti e salvati. Ma Abramo risponde: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti."

Infatti nel Vangelo di Giovanni troviamo un altro Lazzaro (in Gesù non c'è mai contraddizione, anzi c'è coerenza anche in quella che potrebbe sembrare una pura casualità di omonimia). Questo Lazzaro è morto da quattro giorni e Gesù miracolosamente lo risuscita. La risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44) dovrebbe essere per i farisei un segno inequivocabile della divinità di quell'Uomo che essi osteggiavano. Invece da quel giorno decisero di ucciderlo.(Gv 11,53) Infatti Gesù morì crocifisso dopo poco tempo, di venerdì all'ora nona cioè alle tre del pomeriggio e tutti e quattro gli  evangelisti, ciascuno nel proprio Vangelo e in tempi diversi, suggellandolo col proprio martirio, concordemente raccontano che il giorno dopo il sabato, quindi tre giorni dopo la sepoltura, la tomba fu trovata vuota e un angelo annunziò loro che Gesù era risorto.

Il segno di Giona si era avverato. Ma bastò agli scribi e ai farisei (di allora e ….di oggi!) a convertirsi?

La fede è un dono di Dio, Dio la dà a tutti, ma come il buon seme nella parabola del seminatore (Mt 13,1-23) attecchisce nella buona terra così la fede attecchisce nelle anime umili. La divina parola non ha bisogno di prove, non occorre tentare il Signore.

 La parola di Gesù ha in sé la garanzia della verità.

 

 

39)

Due birichini

Gli Apostoli non erano santi, avevano come tutti gli uomini anch'essi i loro difetti, ma santi diventarono quando ricevettero la grazia dello Spirito Santo. La santità è sempre gloria di Dio, che predilige le anime semplici, infatti ha detto che per entrare nel regno dei cieli, e quindi essere santi, dobbiamo diventare come bambini cioè dobbiamo essere semplici e dobbiamo amare. Chi è più semplice di un bambino? Chi sa amare meglio di un bambino? (Lc 18,15-17)

Fra gli Apostoli ve ne erano due che erano i più birichini ed erano i due fratelli, figli di  Zebedeo: Giacomo e Giovanni.

Si comportano proprio come due birichini, per esempio quando, mentre Gesù parla

della sua passione, gli chiedono con una ingenuità infantile se potranno avere nel suo regno il privilegio di stare uno alla sua destra e l'altro alla sua sinistra.(Mc 10,32-45) Un'altra volta in cui si comportano da birichini è quando, dopo tanti insegnamenti di Gesù, con aria baldanzosa gli riferiscono (e prende la parola Giovanni! ) che hanno impedito di fare miracoli a gente che non era dei loro. E Gesù con la sua solita divina pazienza continua ad istruirli dicendo di lasciar perdere, prendendo la cosa dal lato buono: "Chi non è contro di voi è con voi."(Lc 9,49-50) Raggiungono poi il colmo quando a Gesù,  che va verso Gerusalemme a versare il suo sangue per tutti, gli chiedono se possono implorare dal cielo una pioggia di fuoco per distruggere un villaggio di Samaritani che non li volevano accogliere. E Gesù si limita a rimproverarli.( Lc 9,53-55)

Gesù ha sempre con questi due pazienza, comprensione e fa di tutto per correggerli anche col rimprovero, proprio come si fa coi bambini.

Questi bambini, che ancora non avevano ricevuto lo Spirito Santo, Gesù, che come uomo era una persona distinta dallo Spirito Santo, ma come Dio era tutt'Uno con lo Spirito di Dio, questi birichini Gesù li conosceva bene: Giacomo fra i dodici apostoli fu il primo martire e Giovanni, mentre gli altri erano fuggiti, condivise nel cuore il martirio della crocifissione ai piedi dell'amato maestro.

 

 

 40)

La modestia

Una persona che stimo molto dovendo pubblicare un libro mi confidava che l'avrebbe voluto pubblicare anonimo, ovviamente per modestia. Ma in un caso del genere si può parlare di modestia? O non è piuttosto falsa modestia?

"Senza di me non potete far niente." (Gv 15,5)

"Siamo servi inutili." (Lc 17,10)

Mi fermo qui, non occorre fare altre citazioni. Se Gesù dice: senza di me non potete far niente vuol dire che quello che facciamo di buono non saremmo capaci di farlo  

senza di Lui, cioè senza il suo volere, senza il suo sostegno. Quindi il merito è tutto suo, perché da Lui viene ogni bene.

Questo l'ha ben capito S. Paolo, quando dice che siamo servi inutili, perché alla fin dei conti noi siamo strumenti al Suo servizio e il servo non è necessario, è facilmente sostituibile.

Santa Bernadetta, che era giudicata per la sua semplicità la scema del paese, a chi le manifestava stupore per quello che era riuscita a fare di straordinario rispondeva: "La Madonna ha scelto me perché sono la peggiore, se ci fosse stata un'altra peggiore di me avrebbe scelto quella." Questa è modestia autentica, che scaturisce dall'umiltà, perché di tutto quello che di straordinario aveva fatto riconosceva che non aveva nessun merito personale, di suo c'era solo il nome.

E, poichè stiamo parlando della Madonna, cade proprio a proposito ricordare che è la benedetta fra tutte le donne. Perché? Perché si ritenne dal primo momento ancilla Domini, serva del Signore e da serva anche ai piedi della croce non le passò mai per la testa di chiedere ragione a Dio, perché la serva non ha questo diritto, deve solo chinare il capo e ubbidire. Questo è il merito più grande della SS. Vergine: si ritenne fino alla fine una serva del Signore.

Chi vuole pubblicare un libro anonimo per modestia, dietro questa modestia nasconde l'intimo riconoscimento di un suo merito personale, la qual cosa sa poco di modestia. E' come dire: Lei non sa chi sono io! E mi porta alla mente il Fariseo che nel tempio ringraziava il Signore perché egli era diverso dagli altri, faceva tante cose

buone a differenza degli altri, a cominciare dal povero Pubblicano, che invece si sentiva tanto indegno di fronte a Dio. (Lc 18,10-14)

Ma, ad onor del vero, un po' farisei lo siamo tutti. Per questo il Crocifisso è a braccia aperte, perché tutti possiamo trovare sotto le sue braccia quella misericordia di cui abbiamo tanto bisogno.

 

 

41)

Dio creò l'essere umano per amore

Dio è amore e tutto il creato, che dall'eternità era nella mente di Dio, per effusione d'amore diventò l'Universo che ci circonda.

I cieli narrano la gloria di Dio. Con la bellezza, col mistero, tutto l'Universo loda il Creatore. Ma in tutto il creato solo l'uomo può amare Dio.

 Dio non aveva bisogno dell'uomo, Dio è onnipotente, ma il Dio dell'amore aveva bisogno solo di essere amato e per questo creò l'essere umano, infatti in tutto il creato solo l'uomo può amare Dio, solo all'essere umano Dio diede il privilegio di sentire l'amore non soltanto come istinto, alla stregua degli animali, ma come sentimento, come amore puro a somiglianza dell'amore stesso di Dio.

L'amore degli animali è condizionato dall'istinto, limitato ai tempi, alle stagioni, regolato dalle leggi del creato secondo la specie, perché ha come unico scopo quello della riproduzione. Solo l'essere umano può amare di amore puro e verginale, di un amore che scaturisce dal sentimento, di amore spirituale, perché solo l'uomo è a immagine di Dio ed essendo a immagine di Dio è anche libero: il Creatore volle una creatura che potesse amare Dio in piena libertà, non costretta da limiti e leggi naturali.

"Amerai il Signore Dio tuo con tutta l'anima."

Questo fu il comandamento, questa l'unica legge imposta all'uomo: una legge che lo rende simile a Dio.

Ma l'essere umano, tentato da colui che voleva essere come Dio, amò se stesso più di Dio, disubbidì e con la sua libera volontà ubbidì al nemico di Dio, il quale lo illudeva che sarebbe diventato con la sua trasgressione come Dio, capace di conoscere non solo il bene, ma anche il male: onnisciente come Dio.

Dio l'aveva posto nell'Eden perché conoscesse solo il bene, lì il male non c'era, dove c'è Dio non c'è il male. E per conoscere il male precipitò nel regno del male, vittima del proprio egoismo.

Così, invece di diventare come Dio, insieme con Dio perdette la sua beatitudine, la sua felicità.

Poi si pentì, capì che gli mancava quella felicità che solo in Dio aveva trovato, alla quale ormai invano anelava. E nella valle di lacrime con olocausti e sacrifici pensava di potere ritornare nella grazia di Dio.

Noi di quei nostri antenati abbiamo ereditato il loro egoismo ed è proprio l'egoismo la causa di tutti i mali che ancora oggi affliggono l'umanità, l'egoismo che molto spesso diventa egocentrismo e l'uomo, pur di soddisfare le ambizioni del proprio io, è pronto a ledere i diritti degli altri, anzi a volte, pur di raggiungere la sua meta diabolica, è pronto a passare sul cadavere degli altri.

E ancora non si rende conto che col suo egoismo più si allontana da Dio, che lo ha creato per amore ( l'amore puro di Dio che invece è altruismo ) e più si allontana dalla felicità.

 

 

42)

Dio si incarnò per amore

Fin dall'eternità nella mente di Dio c'era presente il modello cui il Creatore si ispirò quando creò l'uomo a sua immagine: l'Uomo perfetto, della sua stessa essenza e dalla sua stessa essenza generato, quella divina essenza generata nella persona di Gesù, il Cristo Redentore, che si è incarnato perché, oltre che Salvatore sul Calvario, fosse anche il modello dei Cristiani con l'esempio della sua stessa vita fin dalla sua umile nascita a Betlemme

Gesù ha espiato su di sé il peccato dell'uomo, ma questi per la sua natura già corrotta dal peccato, per naturale tendenza, avvalendosi della sua libertà avrebbe continuato ancora a peccare e Gesù con l'insegnamento della sua parola e con l'esempio della sua vita quotidiana ci ha mostrato come vivere  per meritare la grazia del perdono, tutte le volte che la fragilità umana è indotta al peccato.

 La bellissima e preziosa preghiera che ci ha insegnato: il Padre nostro, compendia la vita stessa di Gesù, vita di lode, di ubbidienza, di amore, che suggerisce a noi come vivere perché il regno di Dio si realizzi sulla terra.

Egli visse facendo sempre la volontà del Padre e lo proclamò solennemente  quando, aveva appena 12 anni, alla presenza dei dottori nel tempio disse ai genitori:

"Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?"(Lc 2, 49)

E sempre facendo la volontà del Padre concluse la sua vita terrena.

Ancora prima di essere inchiodato sulla croce, già nel Getsemani, mentre suda sangue in quella notte di passione, rivolgendosi con umile ubbidienza al Padre Gli dice:

"Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà. (Lc 22,42)

Dio si è incarnato perché ci ama e l'Uomo-Dio con la sua incarnazione non solo ci ha redenti, ma ci ha insegnato che per la nostra salvezza occorre avere fiducia in Dio, quindi credere che ci ha creati per amore e che è morto in croce per amore. E corrispondere all'amore di Dio vuol dire accettare la sua volontà.

 

 

43)

Dio si fece pane per amore

Non gli è bastato prendere su di sé la nostra carne, non gli è bastato  prendere su di sé  i nostri peccati, essendo egli puro, innocente, immacolato, morire in croce a braccia aperte in un abbraccio universale, ma perfino si è fatto pane, piccola ostia, perché noi lo mangiassimo. Era l'unico modo perché restasse umanamente unito a tutti coloro che Egli ama.

Nell'ultima cena è molto commovente il commiato di Gesù, che chiama "figliolini miei"(Gv 13,33) i discepoli che amava, pur sapendo che lo avrebbero tradito, abbandonato, rinnegato, ma, con molta comprensione della miseria umana, comprensione  che scaturiva dalla delicatezza del suo animo, " li amò sino alla fine" (Gv 13,1) e sapendo che era arrivata l'ora in cui doveva lasciarli, volle rimanere con loro, nel modo che solo un Dio poteva escogitare.

Il Verbo incarnato come uomo non scese dalla croce, morì in croce e con profonda umiltà aspettò che fosse il Padre a risuscitarlo dopo tre giorni. Ma, da Dio, l'amore non gli impedì che dopo essersi umiliato fino a diventare uomo, diventasse pane,  non disdegnò di farsi perfino una cosa, una piccola ostia per la nostra salvezza: "Chi mangia questo pane vivrà in eterno" perché: "dimora in me e io in lui"(Gv 6, 56-58).

Si era incarnato per amore, si era fatto crocifiggere per amore e, giunto nel tempo estremo della sua umanità, quando sta per glorificare il Padre e il Padre a sua volta sta per glorificare lui cioè nel momento in cui più vivamente sente di essere unito al Padre, divinamente unito nella medesima unica volontà che è quella della redenzione, ci chiede solo una cosa: " Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. (Gv 13, 14-15)

Fu l'ultimo atto di amore prima di sancire col sangue questo amore nel patto di una nuova alleanza, che ci avrebbe aperto il cuore di Dio Padre per accoglierci ancora come figli adottivi.

 

 

44)

Il seme e la Grazia

Io sono un seme, un piccolo seme da Te destinato, come tutti gli altri, a portare frutti. Tu sei l'Amore e un giorno mi giudicherai con la misura dell'amore. Io sento in me tanto, tanto amore e vorrei dare buoni frutti per amore di tutti, per il bene di tutti. Ma il mio sentimento non basta. Che cosa posso fare io? "Senza di me non potete far niente." (Gv 15,5) Sì, Gesù! Io ho bisogno di Te, Tu sei la linfa vitale che rende fertile questo piccolo seme, la linfa vitale della tua Grazia mi farà produrre i frutti che Tu aspetti da me. La tua Grazia! Dammi, Signore, la tua Grazia!

 

 

45)

L'ago della bilancia

Siamo creati per l'eternità e il tempo è una parentesi nell'eternità. E'per questo che tutto, sia il male che il bene, non si cancella col tempo, ma resta indelebilmente inciso nella nostra anima e quando si chiuderà la parentesi, lo presenteremo a Dio, che ci giudicherà. Ma Dio è un giudice misericordioso e se durante il cammino terreno ci siamo purificati e abbiamo imparato ad amare sempre più il bene, detestando il male, il bene vincerà sul male e Dio ci perdonerà. L'ago della bilancia è il perdono che, per amore del Bene, abbiamo dato a chi ci ha fatto del male.

 

 

46)

La sofferenza

La sofferenza è preghiera, se nella sofferenza diciamo sia fatta la volontà di Dio come disse Gesù nel Getsemani. (Lc 22,42) Allora la sofferenza individuale si unisce a quella di Gesù Salvatore, come una goccia d'acqua che cade nell'oceano e scompare nell'immensità. Ma sembra che scompaia, invece diventa parte dell'immensità stessa. La sofferenza di ciascuno se è unita alla passione di Cristo viene santificata, diventa operosa nel Corpo Mistico e così la sofferenza diventa preghiera per la salvezza delle anime che hanno bisogno della grazia illuminante per cambiare rotta e dirigere il loro cammino verso la gloria di Dio. La sofferenza di ciascuno vissuta nella passione di Cristo continua la Redenzione.

Mai l'anima è più unita a Gesù come lo è nella sofferenza.

 

 

47)

A Lui ogni gloria

Tutto è eterno nella mente di Dio, perché Dio è eterno. Fin dall'eternità esiste il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e fin dall'eternità esiste nella mente di Dio la Madre di Dio cioè la Madre della persona divina che è il Figlio.

Come sappiamo dalla Bibbia e precisamente dalla Genesi, dalla mente di Dio avvenne nel tempo la creazione e l'uomo fu creato nel sesto giorno e fu creato a immagine di Dio, a immagine dell'Uomo-Dio, della seconda persona divina della SS. Trinità.

Come Dio creò l'uomo? Dalla terra. Ce lo ricorda la Chiesa nella liturgia del mercoledì delle ceneri "Memento homo quia pulvis es" Terra in latino si dice humus e da questa parola deriva il termine umiltà. Che significa umiltà? O per meglio dire perché dobbiamo essere umili? Perché non abbiamo niente di cui vantarci. Perché ogni bene viene da Dio e di ogni bene che c'è nell'uomo e di cui è capace l'uomo, questi non può vantarsi, perché lo deve a quell'alito divino che Dio, dopo averlo creato dal fango, gli infuse nell'anima, cioè il suo Spirito. E l'uomo senza alcun suo merito personale ricevette lo Spirito di Dio gratuitamente, per Grazia.

L'unica, la piena di grazia sin dalla mente di Dio, è la Vergine Maria, la quale mai si svincolò  da questa Grazia.

Tutti gli altri abbiamo ceduto e cediamo al peccato vinti dalla debolezza che abbiamo ereditato da Adamo ed Eva e, come i nostri progenitori, tutti siamo peccatori. Ce lo ricorda Gesù nel Vangelo: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra".(Gv 8,7) Tutto ciò che facciamo di buono lo facciamo per grazia e non possiamo vantarci: dobbiamo essere umili.

Il Sommo Bene, la sorgente di ogni bene, è Dio. Come ci ricorda la liturgia: "Dio è l'unica fonte di ogni dono perfetto."(Gc 1, 17)

A Lui ogni gloria.