Un serpente di bronzo

 

 

   

Dalla schiavitù liberati,

da gran tempo gli Israeliti

dall'Egitto si erano allontanati.

La vita nel deserto era assai dura

e, nonostante la Provvidenza

li assistesse con quotidiana cura,

avevano perso la pazienza

e, contro Dio ribelli, rimpianto

nutrivano per quelli

dai quali erano scampati.

Da serpenti velenosi piagati,

il fio pagarono

dei loro peccati.

Mosè allora, per divino consiglio,

un serpente di bronzo fece elevare

guardando il quale

ottenessero i pentiti

la grazia di essere guariti.

 

Gesù nel Vangelo di Giovanni,

l'apostolo che della Passione

un quadro ci lasciò dei Suoi atroci affanni,

parla del serpente, ma sancisce

la divina discendenza

ripetendo agli increduli farisei

"Io sono" come la Voce del Padre,

disse a Mosè la prima volta

per farsi riconoscere,

quando gli Israeliti

in sua assenza

fecero con un vitello d'oro

la prima rivolta.

Il serpente è lo stesso che più tardi

il profeta Isaia a un verme somigliò

profetizzando

come avrebbero ridotto il Messia.

 

Ma il serpente che ha da vedere col Messia?

Il serpente raffigura il peccato.

Incredibile, ma vero:

il Puro, il Divino, l'Immacolato

in questo mondo venne, Verbo Incarnato,

e per la nostra redenzione

i nostri errori addossò su di sè

e divenne peccato.

 

Guardando il Serpente innalzato

gli Israeliti ancora non hanno capito

che esso salvava

perché era lo stesso Verme

di cui ebbe visione Isaia,

lo stesso Crocifisso,

trasfigurato dall'umano peccato,

che, redenti, ci ha salvato.

 

Ma tu, uomo, che di pietra hai il cuore,

e confesso anch'io, senza falso pudore,

quando mai potrai capire

cotanto infinito, divino amore?

 

 

 Primavera

 

 Di verde

il prato è vestito

e il mandorlo

è già tutto fiorito.

 

 La rondine

giunta

da lontano lido

cerca volando

il suo nido.

 

Al profumo della rosa

e alla bellezza della mimosa

sorride Primavera

gioiosa.

 

Insieme con la brezza

si leva nell'aria

un sospiro di lode a Dio,

dal cuore di ogni credente

 

e nei cieli sereni il Creatore

benigno lo accoglie

nell'azzurro

di luce divina

splendente.

 

 

Giustizia oggi

 

Guai a voi che gli altri giudicate

senza aver di Salomone la saggezza

e questo potere a Dio contestate

che si incarnò per la nostra salvezza.

"Non giudicate e non sarete giudicati"

Questo insegnò per salvarci dai peccati,

ma quanti sono oggi i giusti giudici

che ancora credono nel giudizio di Dio?

Pur di potere sull'altro trionfare,

la Giustizia diventa l'arma dell'io,

che da santo timore non si lascia guidare.

Qualche volta il giudizio di un profano

potrebbe danneggiare un innocente,

ma capita invece assai sovente

che se in Dio un giudice non ha fede

non si fa scrupolo di essere disumano,

tanto all'eterno giudizio egli non crede,

e volentieri allora dà al demonio la mano.

 

 

Olocausto vivente

 

La vita di ognuno è

olocausto vivente

sull'altare del dolore:

consapevole

o inconsapevolmente

il sacrificio della propria vita

celebra ciascuno

giornalmente.

Credente egli sia o non credente

nulla cambia di fatto,

ma per un buon cristiano

incenso diventa il mistero

quando, pur camminando

per vie ignote,

speranzoso procede

verso il domani

al lume di quella grazia che è la Fede.

 

 

Quacosa di divino

 

Sento a volte qualcosa nel cuore,

non so che sia,

ma mi commuove,

a sé mi avvince,

mi dà sublimi emozioni,

che mi fanno sentire Dio.....

Allora al di là, al di sopra di tutto,

lontano dal mondo,

in questo qualcosa di sovrumano, di infinito,

si rifugia, si annulla e si inebria

tutto il mio io.

Arcano

è questo qualcosa di divino

che l'anima mia rapisce

nel mistero di Dio.

 

 

Il vento

 

A volte lo senti

come urlo angosciato

di un cuore ferito

da lancinante dolore

o come lamento

del cuore infranto

di chi a tante amarezze

conforto non trova

nemmeno nel pianto.

Altre volte il vento sibila

come messaggero

di una condanna

e tu lo senti, minaccioso,

penetrante, nell'io.

Ma a volte parla.

E' la voce di Dio

che a Sé ti chiama.

Più forte soffia

e meno lo senti

se il tuo cuore naviga altrove

in cerca di chimere

che sulla terra non trovi.

 

Ma se nel silenzio

cerchi pace

e concedi perdono,

abbi fede

in attesa di quel vento

che chiamasi brezza,

lieve soffia

ed è di Dio

l'eterna carezza

 

 

A Benedetto XVI

 

Padre Santo,

Ti amo perché

in Te vedo Gesù,

ancora crocifisso,

sofferente sulla terra.

I tuoi occhi sono stanchi,

non per il peso degli anni,

ma perché vedono tanto male

che il tuo cuore trafigge

e l'anima tua ne soffre,

un grande dolore l'affligge.

Colui, che a tutti la grazia dà

secondo i suoi progetti,

ciascuno per vie diverse

chiama alla santità.

Tu, premuroso,

brami per tutti la meta

della cristiana speranza

e con indefessa e santa costanza

ogni attimo cogli

per dare alla Verità testimonianza.

Lui ti assiste

e dal suo cuore la forza ti dà

di continuare la missione

che Egli ti affida e Tu

adempi con amore,

benedicendo,

di perdono e di pace parlando,

insegnando giustizia e carità,

la tua croce ogni giorno portando.

 

 

Perché l'hai fatto?

 

Perché l'hai fatto?

Qualcosa ti mancava

nel celeste regno

e ti sei incarnato

per cercarla sulla terra

nell'umano peccato?

Qualche guadagno

con ansia cercavi,

che ti appagasse

o tanto da voler

morire crocifisso

ti assillasse?

Perché l'hai fatto?

Altra risposta non trovo:

l'hai fatto solo

perché sei buono.

"Solo Dio è buono"

Tu l'hai detto

e Dio tu sei.

Si, Dio!

E l'hai dimostrato

con la tua bontà, di fatto.

Dio buono per amore ha creato,

Dio buono per amore si è incarnato,

Dio Spirito divino per amore

da eterna perdizione ci ha salvato.

Sei buono in ogni manifestazione.

Ti vedo in croce....

E ancora ti domando:

perché l'hai fatto?

Nel cuore sento allora la risposta:

"Per la vostra redenzione"

Nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo

sei lo stesso unico Dio: un solo Amore

che al Padre il Figlio

per salvarci dal peccato

unisce in Trinità.

Ecco perché l'hai fatto:

Tu sei Dio Trino

di unica bontà.

 

 

Il giorno sorgerà

 

Il fiume scorre lento

tra le rocce,

dormono le macchine

nel parcheggio,

cala la nebbia

giù dal poggio,

tace il merlo

nella notte bruna....

 

Lontano

il vagito di un bambino

interrompe il silenzio

e una mamma piange

accanto alla creatura

che soffre nella cuna.

Perché, o Natura,

a me sogni tu non dai?

Ma solo sferzate

di sfortuna?

 

Invoca Dio, Luce dei mortali,

e la speranza

non lasciare mai.

Il giorno ancora

sorgerà per tutti,

anche domani,

e nella sua luce

la tua gioia

tu pure, in Dio,

finalmente avrai.

 

 

Amore, Amore

 

Gentile il tepore

accarezza l'aria,

è primavera,

sorridono i verdi campi

alla rugiada.

 

La vita s'illumina di gioia,

palpita il cuore

a gloria del Signore.

 

Nella pace,

nel silenzio,

l'eco si propaga all'infinito

della natura, che grida:

Amore, Amore.....

 

 

Padre perdona

 

Signore perdona

chi si porta nel cuore

un sentimento di rancore

mai spiegato, mai giustificato,

ma ben custodito,

sebbene mal celato,

nel profondo dell'io, dove il Signore

vorrebbe trovare nella Comunione

soltanto amore.

Eppure col peso di sì vile sentimento

accostarsi si degna

l'incosciente

a sì puro, a sì divino

Sacramento.

 

Fosse almeno manifesta

la ragione di una condotta

sì funesta

e l'altro almeno

si potesse scusare

e farsi perdonare.

Invece adito lascia

un tal comportamento

a peccati di pensiero:

sarà gelosia, desiderio di vendetta

oppure quell'invidia maledetta

che induce all'odio più profondo

ed è la causa di ogni peggior male

in questo nostro mondo?

"Padre, perdona,

perché essi non sanno

quel che fanno"

Ma intervieni con la tua luce

perché è l'unico mezzo

che anche l' incosciente

a Te conduce.

 

 

Come l'acqua

 

Signore, rendimi

pura e gioiosa

come l'acqua,

che, fresca e fragorosa,

sgorga giù dalle cascate,

 

semplice come l'acqua

che il fiume fa scorrere

umile e silenziosa

verso il mare,

 

serena come l'acqua

che, fragrante, lontano,

bacia il cielo azzurro

all'orizzonte.

 

E, purificata d'ogni peccato,

rendimi lieve come l'acqua

che il sole fa evaporare

e fa che diventi

candida nuvoletta

irradiata da divina luce,

portata a Te

da un arcobaleno di pace.

 

Non ci sarebbe acqua

senza ossigeno:

Tu sei l'ossigeno

che dà vita al mio essere.

 

 

Gloria

 

Signore,

non esiste gloria

che Ti possa glorificare,

niente di umano è degno di Te,

solo la tua pietà ci può perdonare

e solo la tua pietà

Ti può glorificare:

solo Tu di Te sei degno

e il Padre puoi glorificare,

essendo con Lui una cosa sola.

Diventato nostro fratello per salvarci

umiliato nella carne,

ti sei voluto immolare

e secondo l'eterno progetto

in Te , con Te e per Te

a Dio gloria noi possiamo dare.

 

 

Divino incantesimo

 

Sotto il cielo turchino

bianche casette

dormienti sul colle

emergono nella notte

dal buio inargentato

al chiaro di luna.

 

Nel silenzio profondo,

che tutto avvolge

in alto si leva,

come eco ovattata

d'infinito mistero,

una preghiera di pace.

 

Un lieve soffio

di profumata primavera

anima il bosco

e un divino incantesimo

unisce la terra al cielo.

 

 

Una sola Verità

 

Ho tanto desiderio

di pace eterna,

di amore infinito,

di carità perfetta

nella luce che mai tramonta,

dove regna sincera concordia e fratellanza,

dove gli occhi non vedono che Dio

gli orecchi

non odono che osanna

e il cuore

sente vibrazioni insolite

ispirate da purezza e santità.

Non vedo l'ora che si realizzi

questo sogno divino

che anela a una sola Verità.

 

 

Armonia condivisa

 

 Il piano, il violino, strumenti vari

e note in sinfonia,

psichedelico incanto,

meraviglioso concerto,

che inebria l'anima mia

alla dolcezza

di tanta divina armonia.

 

Signore, quanta bellezza

hai creato per mano dell'uomo,

anch'egli spesso

tuo valido strumento!

Ma perché i ciechi, i sordi,

di tanta sublime voluttà

hai privato?

 

Perché tu possa

dal tuo cuore

tanta dolcezza sprigionare

e, tu, con affettuosa carezza,

loro far provare

la stessa ebbrezza

che dal tuo cuore puoi

comunicare.

 

Un giorno in Paradiso

di tanta armonia condivisa

con cuore puro

e amorevole carità,

Io, con amore infinito

ed eterna felicità,

te insieme con loro

potrò compensare

in misura tale,

che tu in questa vita

non potresti mai immaginare.

 

 

Corvi e bimbi

 

Nel cielo azzurro

volteggiano corvi neri,

mirano alla discarica

e contendono il cibo

ai bimbi della strada,

che cercano qualcosa da mangiare

non discosto dal letame,

tra gli avanzi, nei rifiuti,

perché hanno fame.

Eppure sono felici

se mettono qualcosa sotto i denti!

Non hanno malizia,

sono innocenti

e non chiedono giustizia.

A volte rubano,

quando non trovano

da mangiare,

ma per istinto di sopravvivenza,

senza perdere per questo

la loro innocenza.

Ci sarà un giudizio

anche per loro, ma,

quel ch'è peggio

e fa paura,

anche per noi.

 

 

La voce del borgo

 

Sul verde della collina

splende il sole radioso.

Nella quiete della mattina

sorride il borgo luminoso

e nel silenzio

sembra rimembrare

un passato glorioso.

Il tempo tace, i secoli

non hanno voce,

ma qualcosa nell'aria

echeggia e ti risveglia

nel cuore, nella mente

affetti e sentimenti,

che nel contesto dell'attualità

rivivono intramontabili

nell'anima.

In quella mirabile,

silente immensità

da tutta la natura circostante,

in unica nota,

vibra dominante

un'eco divina

di pace, di eternità.

 

 

Trionferà

 

L'amore infinito del Padre

ci ha creato,

la forza onnipotente del Figlio

ci ha salvato, Che,

come guida verso il Bene,

lo Spirito Santo

con la sua luce divina

come aveva promesso,

ci ha mandato.

Ancor prima Gesù

anche nella preghiera

aveva insegnato

ad invocare in ogni tentazione

Dio Padre, unico in tre persone,

perché il peccato

da ogni uomo sia allontanato.

E se anche al nostro nemico

di cuore il perdono concediamo

ogni egoismo diventa vano.

E solo allora, cancellato ogni peccato,

immagine di Dio noi ritorniamo.

Facendo di buon grado

la volontà del Celeste Padre

noi possiamo tranquillamente navigare

il mare immenso di ogni male,

anche se da ogni parte ci circonda.

E come a guado si passa un torrentello,

sostenuti dalla divina grazia

pur l'oceanica onda del male

possiamo ugualmente attraversare

e il bene, da Dio voluto, operare

glorificando il Signore.

Allora trionferà il regno di Dio

nella pace di ogni cuore.

 

 

Il povero e l'ingordo

 

Dal forno

nella notte si propaga

odor di caldo pane

sfornato appena

e quel profumo

come vano sogno

l'anima ristora

di un poveretto

che a stomaco vuoto

nel letto si dimena.

Ma peggio è quando

vuoto è il cuore

di chi non pensa

a chi non ha un tetto

e solo in quel profumo,

da santa fantasia sorretto,

consiste di sua misera vita

l'unico diletto.

Domani,

quando il sole

sarà risorto,

il povero ancora

si potrà consolare,

perché di poco

egli si accontenta

e di quel poco,

che qualcuno gli dà,

la Provvidenza divina

suole a testa china

ringraziare.

Ma l'ingordo

il suo cuore vuoto,

ignobile difetto,

non lo potrà mai colmare

e, pur essendo ricco e invidiato,

con eterna vivrà

mai soddisfatta brama

nel suo petto.

Il che è maledizione

più che difetto.

 

 

Un castello

 

Al di là del ponte,

arroccato sulle pendici del colle,

austero e muto,

un castello si specchia

sulle acque placide

che l'eco ancor sussurrano

d'un lontano passato

quando, esuberante

di potere e di comando,

era quel castello

a quel tempo assai temuto.

Eppure tutto ormai sembra

dimenticato.

Ma se chiudo gli occhi,

mi giunge col respiro

aria di medioevo

ancora viva nel castello,

nobile e sontuoso.

Odo il canto

di un menestrello

e dalla via

lo sguardo levo ai balconi,

verso lo splendore

oscurato dalla polvere

sollevata dai cavalli,

impegnati nei tornei

o nelle battaglie.

D'oltre la siepe mi giunge,

unica voce, che il silenzio infrange,

il rintocco di una campana,

che sempre uguale, alla medesima ora,

flebile, ma costante,

nella valle si diffonde.

Mi desta quasi da un sogno.

Non più canti o nitriti

s'ode or d'intorno

né cozzar di scudi

o armeggiar di prodi cavalieri.

Tutto or tace e,

di quel remoto ieri,

nulla più vive ormai.

Vedo allora che tutto

è passato

veramente.

 

Ma l'umile campana

dopo secoli di storia

tramanda,

uguale,

ancora al presente,

di Dio l'eterna gloria.

Essa ancor suona

e la sua voce testimonia

sul muto divenire

l'intramontabile,

divina vittoria.

 

 

Paradiso

 

Ognuno è uno strumento

creato da Dio e,

se ciascuno oggi

segue in sintonia

il Divino Maestro,

che sarà mai domani

la divina armonia?

Svariati strumenti,

tante note, tanti suoni,

una sola sinfonia,

una eterna melodia!

Beata Eternità!

Divina orchestra!

Inno perenne la carità

e lode e gloria accordati

con canti di alleluia!

Questo è il Paradiso!

Eterna musica!

Eterna felicità!

Gioia eterna di chi vi giunge

in santità!

 

 

Eterno divenire

 

Ad una ad una 

cadono le foglie

e come le foglie

le speranze e i sogni.

Se non vuoi

che ti si spezzi il cuore

per ogni cosa cara,

che attorno a te muore,

muori tu a ciò

che ti circonda.

Non fermarti a piangere

sul sole che tramonta,

poiché in questa vita

tutto declina,

pensa piuttosto che di nuovo

l'astro vitale

sorge ogni mattina.

La speranza non lasciar morire

perché eterno è anche

il divenire,

ma non ti attaccare

alle cose di qua giù,

leva in alto lo sguardo e pensa

che per l'eternità

sei stato creato anche tu.

 

 

Dorme il paesaggio

 

Gli alberi scheletriti

di bianco si sono vestiti,

la neve continua a fioccare

e imbianca

cupole e casolari.

Spiccano eleganti le torri

qua e là fra gli antichi dirupi.

Dorme il paesaggio sereno

in un silenzio

che sembra

un inno alla pace.

 

 

Tra papaveri e mulini

 

Affascina il mio sguardo

un campo di papaveri

dove il rosso si alterna

col verde degli alberi, che, più alti,

nell'ora del tramonto,

par che contendano il sole

ai vermigli fiorellini

e ne sorride la pianura.

 

Fende un battello

le acque del fiume

 e grato come una preghiera

si leva verso il cielo

il canto degli operai,

che al domestico focolare

fanno ritorno

dopo l'operosa fatica

di ogni giorno.

 

Più lontano navigano su un canale

barconi che trasportano

farina dai mulini, mentre

le pale continuano a girare,

ma dopo tanta stanchezza 

promettono pane e pace

in sereno godimento

in quell'ora molto attesa

momento per momento.

 

 Nell'amena cornice

di papaveri e mulini

corre senza meta un bambino

col suo bianco cagnolino,

ansima, suda e non sa dove va…..

Corre per gioco.

 

 

Verità e Fede

 

Oltre le tegole e i comignoli

tanto di mare intravedo

quanto in un'enorme bacinella,

ma all'orizzonte

lo specchio azzurro

sconfina verso il cielo,

dove quel poco mare

inverosimilmente,

nella sua rotondità,

si identifica anch'esso

parte dell'Universo

e per divina integralità

anch'esso è cielo.

La Verità non è quella

che gli occhi vedono

nell'azzurro di una bacinella,

ma è quella che,

al di là dell'orizzonte,

coincide con la Fede,

anche se non si vede.

Lo afferma anche la scienza

e lo conferma a chi crede:

nella totalità del creato

con infinito amore

tutto se stesso

in ogni sua parte

ugualmente,

Dio ha manifestato

e dappertutto

è Cielo

 

 

Anche Dio osserva

  

Assieme ai suoi coetanei

siede un vecchietto

con aria alquanto stanca

su un muretto

a godere il sole

che gli dà calore,

e la vista si protegge

aggiustandosi il berretto.

Guarda una lucertola

che accanto gli guizza

e agile si allontana:

rimane pensoso,

forse gli ricorda

la sua giovinezza,

quando anch'egli

era agile ed erano

nei verdi anni

ancor lontani gli affanni.

Un gatto sornione

accucciato sul selciato

si lecca i baffi, ma,

distratto dal suo intento,

è indotto a un tratto

ad osservare

con sguardo sbieco una chioccia

 che accanto gli si accovaccia:

assai guardinga, pronta alla difesa,

segue anch'essa, con vigile sguardo

quel suo pulcino,

che, baldanzoso più degli altri,

anch'essi piccoli e dorati,

ha scelto per conto suo

un diverso cammino.

Ognuno vive nel suo mondo

e, chi con l'istinto

chi col cuore,

ciascuno ha qualcosa

da ricordare,

da desiderare,

proteggere o amare.

Anche Dio

osserva silente:

per la sua Onnipresenza

tutto vede e sente,

vaglia nella giusta misura

e di te si prende cura,

vede ciò che tu non vedi,

e giustamente provvede,

anche se sembra assente

e tu non te ne avvedi.

 

 

Sognare

 

E' bello sognare

ad occhi aperti

in una sorridente

giornata di sole,

quando il sogno è alimentato

dalla speranza.

Ma è pauroso

quando sogni

nella notte buia

e il freddo ti fa sentire

ancor più tormentosa

la fame e la paura

e al risveglio il sogno

 si rivela come un incubo,

che si ripeterà

tutte le notti

nella disperazione

di trovare un luogo

dove, sia pur nel pianto,

la lunga notte poter passare.

E' triste sognare

di trovare un lavoro,

se ti delude al risveglio

come un miraggio,

speranza che svanisce

come l'approdo

per chi sta per naufragare.

E'ancor più triste,

sognare la tua terra

dove non puoi tornare,

amata terra,

dolce e amara,

dove un destino crudele

ti ha partorito.

Quando non c'è scampo

a tanto soffrire

allora è bello soltanto

sognare di morire.

Come il lampo

al viandante

dà conforto a volte

nel buio fitto

di una brutta notte

e all'improvvisa luce,

che le tenebre schiarisce,

dello smarrimento la paura

nel cuor svanisce,

così alla luce della Fede,

che di Dio è

fulgido splendore,

alla speranza

di un mondo migliore,

divina promessa

che gli afflitti conforta,

nell'attesa di più felice sorte

volentieri un derelitto

sogna la morte.

 

 

Santità

 

I Santi sono fiori:

hanno le radici

nel cuore di Dio

e sbocciano

nelle mani di Gesù,

che con la dolcezza

della sua parola

con amorevole cura

li coltiva e li accarezza.

Lasciano il loro profumo

sulla terra e

trapiantati

nel celeste giardino

lo adornano

per la gloria di Dio

in una Pasqua eterna.

Cullati

da soave brezza

sorridono gioiosi

alla SS. Trinità

con variopinta bellezza.

 

 

Padre nostro, Dio di amore

 

Padre nostro, Dio di amore,

che ti sei fatto piccino

per darci esempio

di umiltà,

siamo noi capaci

di sentire nel cuore

col povero e col ricco

con il colto e con l'ignorante

lo stesso sentimento di carità?

 

Padre nostro, Dio di amore,

che ti sei incarnato

nella persona del Verbo

per parlarci

di altruismo e fratellanza

e con le braccia aperte sei morto,

inchiodato sulla croce,

per salvarci

dal nostro originale peccato,

che cosa noi da tanto amore

abbiamo imparato?

 

Padre nostro, Dio di amore,

che risuscitasti trionfante

dalla morte e a nuova vita

ci hai rigenerato,

abbiamo noi risposto

glorificandoti,

grati del perdono

che ci hai dato?

 

Padre nostro, Dio di amore,

chiudi gli occhi,

abbi pietà di noi,

non guardare la nostra indegnità,

ma solo per i tuoi meriti

perdona l'Umanità,

che tanto hai amato.

 

 

L'anima non ha colore

 

L'anima non ha colore, perché

l'alito essa è del Creatore

di cui porta in sé la purezza.

E' come una veste candida

che perde la sua bellezza

se la macchia il peccato.

Se invece con umiltà

e con perseveranza

essa sempre Dio ha amato,

al suo ritorno in cielo

il Padre

con amore infinito

la premia del suo operato.

E l'anima come candida nuvoletta

sale gioiosa verso la Luce

e a Dio il cuore essa conduce

di chi veramente Lo ha amato

con cristiano amore,

perché Lo ha visto

in ogni fratello,

di qualsiasi colore.

 

 

Athos, cane fedele

 

Si avvicina Natale

e per te, cane fedele,

si avvicina l'ora fatale.

E' tempo di pace,

ma sulla terra gli uomini

pensano alla guerra:

guerra di popoli, guerra di fratelli,

guerra nell'intimo dell'io,

guerra che amareggia il cuore di Dio.

Anche il mare, ignaro della festa,

si ribella, è in tempesta

e il fragore minaccioso dei flutti

incute paura, tanta, a tutti.

Nella tua cuccia

anche tu, Athos, senti forse la paura,

ma serenamente,

senza osare, senza sperare,

pronto come sempre

solo ad accettare.

 

Mentre gli uomini dell'equipaggio,

fuori da quella nave,

che le raffiche contendevano ai marosi

minacciando naufragio,

sognavano la salvezza

e finalmente in prossimità del porto

smettevano di sognare,

dalla certezza confortati

d'averla ormai raggiunta,

tu con la tua cuccia eri tutt'uno

nella nave che affondava

e, ignaro della tua sorte,

ti avvicinavi alla morte:

fedele alla tua cuccia fino alla fine,

mentre la nave affondava,

lì volesti rimanere

a costo di morire.

Fedele Athos, senza saperlo tu ci lasci

un messaggio di fedeltà.

 

Si avvicina Natale

e nel presepio insieme col bue e l'asinello

anche tu meriti un posto,

cane fedele,

che il cuore possa consolare

del Piccolo Emanuele.

 

 

Il colpo della strega

 

Natale giustamente festeggiato

per me quest'anno non è stato,

anzi potrei dire ben a ragione

non venerdì di Natale esso è stato

bensì venerdì di Passione.

 

Un Dio infinito un bimbo è diventato,

è il miracolo del quale mai alcun altro

più mirabile sia stato.

Perché allora non consenti

che tutti, specialmente gli innocenti,

godano felici tale evento?

Questo < Perché > malevolo non è,

è una domanda per desiderio di conoscenza

che l'anima, come un bimbo alla sua mamma,

rivolge alla Divina Sapienza.

 

All'anima, che non intende giudicare,

risponde lo Spirito Santo, che bisogno

di parole non ha per comunicare,

e al Divino Raggio l'anima comprende

che nell'umile capanna ora si accende

la Luce che sul Calvario, dalla croce,

l'intera umanità salvar intende.

Allora splenderà nel suo fulgore.

 

Gloria cantano gli Angeli a Natale,

ma la gloria della Resurrezione

né voce umana né angelica, a pieno,

potrà mai veramente osannare.

 

Per arrivare a tanta gloria è giusto pensare

quanto quel Bimbo innocente ebbe a penare.

Gli innocenti nella sofferenza

vivono la passione di quel Bambino,

che inizia da una mangiatoia,

e ne seguono il patire

in tutto il cammino.

Alcuni scientemente,

i più piccini, martiri precoci,

inconsapevolmente,

ma nel sangue di Cristo a quelli uniti

diventano anch'essi testimoni

e la sofferenza innocente

con quella del celeste Bambino

comprende in Uno

la misericordia del disegno divino.

 

Pochi pensano a questo la notte di Natale,

essa ormai è la festa del consumismo,

dello sfrenato godere e dell'orgia,

essa sembra diventata un baccanale,

si vuole proprio ignorare

che è nato un Bimbo

per la salvezza universale.

Io, che non sono anima innocente,

nel mio letto, dolorante, sto a meditare

e benedico il colpo della strega,

il Natale mi fa santificare.

 

 

Sorella mia

 

Hai ammantato

con la veste splendida

della poesia

la tua umana sensualità,

o sorella mia

e hai sublimato

la tua carnale passione,

ma pace non hai trovato

nel tuo cuore.

La poesia è solo

espressione di una gioia,

a volte anche di un dolore

che tormenta,

ma chi tenta

di guarire il male con la poesia

certamente

ha sbagliato via.

Occorre invece quella luce

che non ha un nome,

la luce che promana

da quel Padre,

che, come disse a Mosè,

è: Colui che è.

E' la Luce di un roveto ardente

che diventa amore pieno,

amore sereno

a chi, per grazia,

in alto leva lo sguardo

verso Quel Monte.