Con ali di libellula

 

 

 

 

 

Con ali di libellula

 

 

Com’è triste vedere triste un immigrato

che, per necessità

gli affetti e le cose care ha lasciato:

la sua terra coi verdi prati e i monti,

il suo mare ed il suo cielo……

Vive adesso con l’amarezza nel cuore……

Altro non gli è rimasto che solitudine e gelo…….

Quelli nel benessere adagiati,

chiusi nell’egoismo, ingrati,

non danno mano per lui alla Provvidenza,

ma nel vederlo sbuffano

con ostile intolleranza.

Oh, com’è grave questo peccato!

Che siamo tutti fratelli

sembra l’abbiamo dimenticato.

Eppure Cristo è morto in croce

per avercelo insegnato!

O Padre, Dio buono, che cosa posso io fare?

Potesse l’olocausto dei miei malanni

a questi infelici lenire gli affanni!

Nel corpo mistico della tua Chiesa io sono

piccola cellula alimentata da divino ardore,

con affetto vorrei quindi volare

per giungere al tuo Cuore con ali di libellula

e unire col tuo immenso amore

la mia piccola fiammella.

Possa la mia preghiera

la loro triste vita rendere più bella:

sorrida, finalmente, l’immigrato,

per aver e fiducia e speranza,

anche in terra straniera, ritrovato.

            

 

 

Anima mendica

 

Povero fanciullino vidi,

mendicante,

lacero nei panni,

smunto nel visino,

implorava con la mano

e avea negli occhi di cielo

uno splendore divino.

Mi sovvenne il pensiero

d’un’anima tormentata

dal desiderio dell’Amore:

soffre, s’affanna,

picchia alla porta dei cuori,

la sorte l’umilia perchè

non sa dove cercare

il vero Amore.

Povera anima

che lo splendore divino

porti tuttavia

nel tuo candore,

te paragono

al povero piccino:

quei chiede pane

tu chiedi amore.

Ma chi mai

ti potrà dare

il vero Amore?

 

 

 

Le Maddalene

 

 

Nel corpo sono profanate

ma spesso nell’anima illibate.

Chi conosce i disegni del Creatore?

Anch’esse sono nate dal Suo cuore.

Forse cercavano un sacrosanto amore,

ma, ingannate, caddero nell’errore

e, cercando un amore puro ed innocente,

vittime caddero del malefico serpente.

Il desiderio d’amore, invece d’essere appagato,

senza che se ne accorgessero, diventò peccato.

Continuando a cercare, hanno ancora sbagliato

e non sapevano che il loro cuore di Te era assetato.

E hanno cercato ancora, hanno sempre cercato……

E, brancolando nel buio, alla croce t’hanno inchiodato.

Ma il sangue che uscì dal Tuo costato

per loro con amore l’hai versato.

“Padre, perdona, non sanno quel che fanno.”

Queste parole per loro proferivi

e sulla croce per redimerle morivi.

Spesso infatti non sanno quel che fanno

e gli approfittatori perchè coscienza non hanno?

Ma il conto con gli interessi un giorno, anch’essi,

come tutti i malvagi pagheranno.

E le anime di queste vittime innocenti

duramente provate si presenteranno

nel giorno del giudizio universale,

quando ciascuno accuserà il suo male.

Della Tua purezza inebriate,

dopo vano cercare con affanno,

d’averTi incontrato consolate,

nella Tua pace, finalmente, quiete troveranno.

E come bianche colombe tornate nel Tuo cuore,

vi troveranno il nido che cercavano

e in quella divina pace eternamente poseranno.

 

 

 

 

E l’ora soave

 

Sul calar della sera

col tuo somarello,

che sproni a passo affrettato,

torni dal lavoro al tuo paese,

che sembra dormire a quest’ora

sui colli arroccato,

mentre lievi dell’Ave

i rintocchi tu odi

e dell’amata gentile gioire

ti fanno al pensier.

Il sole riverbera opaco,

fievole è l’ultimo raggio,

nell’aria s’ode uno strido,

il giorno, mite, scompare

e la rondine volteggia nel cielo,

poi torna anch’essa nel nido.

E’ l’ora soave del raduno,

dolce è il bisogno d’amare,

torna ogni rondine al nido,

torna ogni uomo al focolare.

Il riverbero opaco del sole

or rivolge nei cuori l’ardore

e la fiamma del sole che muore

in ogni alma ritrova la vita.

La campana dell’Ave rintocca,

non un cuore or più resta di gelo:

con lenti suoni essa invita

al mistico amore del Cielo.

 

 

 

La gioia di perdonare

 

 

Se al nostro essere frale

Iddio dato non avesse il dono

di saper ricambiare

con puro amore il male,

chi la gioia sublime del perdono

avrebbe mai potuto in sé provare?

Io bramo perdonare, perché

l’uomo che perdona non è un animale,

in verità egli è un essere razionale

poiché l’istinto in lui non prevale

e più dell’amore l’odio non vale,

ha un cuore che sa compatire,

il sentimento della pietà

lo induce a perdonare e questo

tanto lo può elevare che

la nobiltà di Dio gli fa quasi toccare.

Ma se per debolezza la pietà

sta per crollare o, dall’ira preso,

sta per capitolare,

quell’uomo osservi un bambino

che, dopo un momentino,

al monello di prima impertinente

è pronto a ricambiare un sorriso innocente.

Chi osserva allora scopre quanto

quel piccino sia felice, ma

forse nessuno sa qual sia

la sorge nte di tanta felicità:

beato te, bambino, che come sai giocare

conosci così anche la gioia di perdonare.

 

 

 

 

Usbergo contro il male

 

 

Quando nella vita ogni speranza è perduta

e spietata avanza la notte nera,

del nostro Salvatore la venuta

ci indica ancora la luce, quella vera.

“ Resta con noi perché si fa sera.”

La luce di Cristo illumina misere creature

cui non bastano le Sacre Scritture

a intendere i Profeti,

“ perché duro hanno il cuore” senza la fede

che luce è dell’Amore.

Il villaggio non era ormai distante

e quei discepoli erano stanchi, erano affranti:

la speranza era stata molto allettante,

ma diventata era adesso una chimera.

“ Il giorno declina, si fa sera…..”

La forza dell’unica salvezza,

nel momento in cui cade la speranza,

si trova con assoluta certezza

quando la luce di Dio avanza.

Così gli increduli di Emmaus

vinsero ogni tentazione

di sfiducia, amarezza e delusione

quando videro del pane la frazione

e Gesù risorto che ripeteva

la prima consacrazione.

Chi verso la luce si mette in cammino

resti a Dio vicino col mezzo più sicuro,

che poi è l’unica via,

quello della Santa Eucaristia,

vero bene per la vera vita,

che, con divina carità infinita, istituì,

usbergo contro il male, nell’ultima cena

Gesù Redentore e Dio Immortale.

 

 

 

Dammi la tua luce

 

 

Intramontabile Luce

che dappertutto arrivi

coi raggi dell’amore,

Tu, luce di verità, hai promesso:

“Chiedete e vi sarà concesso”.

Io, Signore, non Ti chiedo

di togliermi la croce, perch’essa

mi unisce a Te che sei

unica, eterna, divina bellezza!

In Te e nella croce io vedo

dell’anima la salvezza:

benedetto e illuminato,

lo spirito privilegiato alla tua luce

rinasce a rinnovata giovinezza,

libero d’ogni ombra di peccato.

La grazia, quindi, Ti chiedo

di darmi la tua luce

per vedere bene la via

che a Te mi conduce.

Unita a Te, anche sulla croce,

io trovo pace.

Il mio cuore nel tuo

io nascondo…….

Ogni umano desiderio,

la vita, il mondo……tutto

scompare e tace, perché

nella luce del tuo Amore

si tuffa e scompare il mio cuore

insieme con ogni dolore.

Dammi la tua Luce,

perché vi anneghi il mio cuore,

mio unico Signore, mia vera pace.

 

 

 

Povero orfanello

 

Ricreazione:

gli scolari, tutti, hanno stanco il visino

e volentieri fanno uno spuntino.

Perché tu, bambino, tu solo, non mangi?

Sei pallido e smunto, sei triste,

per poco non piangi.

Che pensi?

Una cara persona lontana?

Oppure il tuo sguardo

assorto nel nulla,

in un sogno, con gli Angeli

or si trastulla?

Ora son vispi gli altri fanciulli,

tu, sempre assorto, non mangi e non parli.

A te mi avvicino con far trepidante

per consolare il tuo cuoricino.

Dimmi, che hai tu, bambino?

Hai la febbre! Ti vedo tremante!

I suoi occhi si velano,

poi, all’improvviso,

la sua bocca si schiude

in un beato sorriso:

“Oh,non è morto!”, balbetta appena,

“non era morto il babbo mio,

io lo rivedo, è vicino a Dio!”

e con voce più tenue continua:

“Sì, vengo anch’io”.

Suona la campana,

la ricreazione è finita

e quell’anima innocente

al cielo è già salita.

Oh, povero orfanello!

Anche la tua pena è finita.

 

 

 

Da una pietra a un calice

 

 

Il Re dell’universo, la luce del creato,

Colui che per amore per tutti s’è immolato

è venuto nel mio cuore nella S.Eucaristia.

O mio Signore, quanto ti sei umiliato:

Tu stesso, Dio infinito, a me ti sei donato,

Tu che per amor mio ti sei fatto peccato

e, per salvarmi, alla morte ti sei consegnato.

O cuore indifferente, cuore ingrato,

freddo, tu accogli l’Infinito

come la pietra, come la tomba

dove dalla croce L’avevano collocato.

Di trionfo squillò la tromba del maligno

quando a morte l’Uomo-Dio fu condannato,

era certo che l’Eterno Bene

ormai per sempre fosse annientato.

Effimero, satanico trionfo:Tu sei risorto

e il freddo avello più non Ti ha posseduto

allorché il potere divino l’ha voluto:

il mondo hai redento e un Angelo

vi trovarono in vece tua seduto.

“Senza di me non potete far niente.”

E allora, o mio Signore Onnipotente,

fa che il mio cuore sia trasformato

da una pietra in un calice vivente,

pieno del mio sangue d’amore per Te bollente

e degnamente Tu vi sia ospitato.

Il mio cuore freddo come un sasso

diventi un calice d’amore e

nell’ora estrema del trapasso

olocausto sia col calice della Tua passione.

Insieme col Tuo il cuore mio sia immolato

e a Te sia unito nella redenzione,

o Re dell’universo, Luce del creato.

 

 

 

Con amore di mamma

 

 

La mamma si china

sul suo bambino

e anch’essa si fa piccina

per aiutare a crescere il fiorellino

sbocciato dal suo cuore

e ad amare gli insegna

per riflesso del suo amore.

Così anche Tu, o Signore,

ti sei fatto piccino,

dalla tua divina grandezza,

per aiutare ogni bambino

a crescere nell’amore divino.

Ognuno di noi infatti,

dappertutto nel mondo, è bambino

dinanzi alla tua Maestà

e Tu ci insegni la vera bontà

e ad amare chiunque ci stia vicino.

Ed io, che per la mia fragilità

mi sento tanto piccina,

a Te protendo le braccia

e Ti invoco con fervore:

aiutami Tu, o Divino,

a crescere nell’amore,

Tu, mia dolcezza, umile di cuore,

che ti sei fatto piccino

per infinito amore.

 

 

 

In fondo al cuore

 

 

Sento il fascino della tua Santità,

ma una forza assai potente

mi allontana da Te e ahimè,

Ti cerco nelle vanità.

Eppure Ti sento in me

allo stato latente.

Questo dissidio dentro di me

mi fa soffrire da morire,

perché in cerca del Tutto

mi perdo nel niente

e in un mare affondo

assai gelido e profondo.

Annaspo e bevo

boccate amare di sale,

mi manca il respiro, mi confondo,

lì per lì sto per affogare…….

Ma Tu dal nulla mi hai creato,

senza mio merito mi hai redento,

salvami, dunque, ancora

dalle tentazioni e da ogni peccato!

…………………………………

E, dopo tanto cercare invano,

indagando le meraviglie del creato,

come un lampo nell’uragano,

in fondo al cuore Ti ho ritrovato. 

 

 

 

L’inno del mio amore

 

 

Tu sai con quanto fervore

a Te, cantando, vorrei esprimere

tutto il mio amore.

Con umile preghiera,

con voce sommessa,

a Te mi rivolgo per dirTi

che verso luminose vette volare

o in tranquilli porti approdare

io non amo, Signore.

L’unica cosa che bramo

è che Tu mi sollevi

all’altezza del tuo Cuore

per poterTi lodare

e cantare l’inno del mio amore,

non con le mie stonate parole,

ma coi battiti sinceri del mio cuore.

Deh, fa che da cuore a Cuore

Tu solo li possa ascoltare

e, com’è veramente sentito,

solo a Te sia gradito

l’inno del mio cuore.

.

 

 

Anelito

 

 

Fiorita di sogni rosati non mi appariva la vita

e del nuovo giorno la luce

era per me nuova croce.

Oggi alla luce divina

mi schiara la Fede nuovi orizzonti

e il giorno è una croce fiorita,

ma pur sempre una croce:

bramo novella luce, novella vita.

Quale gioia infinita

in arida valle l’anima trova?

Qual vano diletto, quale terreno affetto

potrebbe appagare appieno

il desiderio che mi strugge nel petto?

Tutto è vano nel mondo, o Signore.

Tu sol sei la luce ch’al cuore sorrida

e porti il vero amore e una gioia infinita,

Tu sei la fiamma che di eterno ardore

infervora e dà senso alla vita.

Cos’è quel che sento nelle mie vene?

E’ fuoco ardente, desiderio di bene.

Cos’è quel che sento nel cuore?

Anelito di pace, bramosia d’amore.

E nella mente?

Di mete supreme un’ansietà struggente.

Dove, anima mia, trovar tu puoi

il Bene, la Pace ed appagar l’Amore?

Dove di felicità potrai

i tuoi ardori pienamente saziar?

Non cercare nel mondo, chè non trovi,

volgiti a Dio e attendi l’ora in cui,

quel che sempre hai cercato troverai,

finalmente, in Lui.

 

 

 

Atto di Fede

 

 

Udii una voce nella coscienza,

era Dio che a Sé mi chiamava……

Ma per diabolico incanto

nella mia mente ogni tanto

della divina presenza

il dubbio persisteva.

Poi dissi:”Tu ci sei, Tu esisti

e, che io ci creda o no,

dal mio credere il tuo Essere

non è condizionato.”

Lo Spirito di Dio dal maligno

mi aveva liberato,

poiché sottoscrissi col mio credo

il divino progetto

che della mia vita

nella Sua mente Dio

dall’eternità aveva segnato.

Libera mi ha creato,

ma da allora accetto la Sua volontà,

liberamente, in ogni evenienza

e, se faccio del bene a gloria di Dio,

grata Gli sono di tanta benevolenza:

so che il merito non è mio,

ma della Grazia ch’Egli mi dà.

 

 

 

Dio aspetta da noi

 

Aspettiamo che il bene

trionfi sul male, ma

attendiamo che sia Dio

il nostro sogno a realizzare.

Dio invece aspetta da noi:

il Verbo incarnato

ha già parlato, ha insegnato

e per noi ha perfino espiato.

Sulle orme di chi ha testimoniato

tocca ora a noi,

con la vita di ogni giorno,

vincere il male e Dio glorificare.

La forza del bene

ha il potere di trasformare:

come nelle doglie del parto

si soffre tanto male,

tanto che spesso fa urlare,

ma si trasforma in bene

e ogni pena è finita

grande gioia anzi diventa,

quando da quel male

nasce la vita.

Dio non ci induce in tentazione,

Dio aspetta da noi il bene,

che del male sia

trasformazione:

altra vita…...

 

 

 

Il mio essere in Dio

 

 

Chiedo a Dio la Fede, che è luce della mente

e diventa fiamma della Carità nel cuore.

Allora tutto l’essere è rapito in Dio

nella brezza della Speranza,

che dolcemente ci solleva in alto

sempre più in alto

dove si perde

dell’umano ogni contatto.

 

 

 

Una lacrima

 

 

In treno viaggio assorta

in compagnia dei miei pensieri…..

Tutto scorre veloce…..

Nel tempo e nello spazio

Il passato si allontana….

Come desta da un sogno

mi turba, spiacevole, la realtà:

noto un uomo pallido, triste, muto,

si mangia le unghie

ed è evidente

che da un triste tormento

è posseduto…..

Mi sta di fronte un altro

e dal suo parlare

intuisco che da un terribile male

è fatalmente minacciato…..

E un altro vedo

emaciato, smunto, malandato,

è un uomo che soffre

da qualche dolore travagliato….

Anch’egli è un condannato…..

Quale sarà la sua croce?

E poi un altro….

Un altro ancora……

Ritorno ai miei pensieri

e mi domando:

che cosa io posso fare

per tanta gente, per tanto dolore?

Il mio cuore si stringe, una lacrima

non è capace esso di versare,

ma quella lacrima

che mi strazia

chiusa nel cuore,

a Te solo nota, o mio Signore,

per tanta gente

che soffre nel dolore,

quella soltanto io Ti posso dare…..

Accettala, Signore!

 

 

 

Esempio e maestra

 

 

Curva sotto il peso degli anni,

mia cara nonnina Antonietta,

cui la vita non risparmiò pene ed affanni,

a me piccolina fosti esempio e maestra.

Fra le nipotine tua prediletta, volendomi dilettare,

m’insegnavi con una favoletta

a scoprire il mondo degli animali

e soprattutto m’insegnavi ad amare…….

Bei ricordi di quand’ero bambina, tempi lontani……

Crescendo più tardi negli anni,

o mia diletta nonnina,

occultando a me i tuoi malanni,

m’insegnavi ad amare Dio col tuo silenzio e,

con l’esempio della tua vita, educavi il mio io

ad una misteriosa trascendenza

che io apprendevo quando ti sentivo dire

in ogni spiacevole evenienza:

“Sia fatta la volontà di Dio”.

E ti vedo nel crepuscolo col Rosario in mano

mentre accanto a te studiavo.

Ti ricordo prima di dormire

quando recitavi le tue preghiere, che,

dopo un segno di croce,

rivolgevi al Crocifisso con flebile voce:

“Tre cose Ti chiedo prima di morire:

Confessione, Comunione ed Olio Santo”.

Parole semplici, scolpite nel mio cuore,

che certamente salivano al Cielo

come il canto di un angelo, perché il Signore,

dopo la fine della terribile guerra,

che tu vivesti, oltre i tuoi ottant’anni,

ti concesse quello che chiedevi.

Dopo molti anni il ricordo della tua vita

mi ammonisce e mi guida,

vicino ancor ti sento

come quando, inconsapevole,

mi trasmettevi Dio nell’anima.

 

 

 

 

 

Sdegno il verso che suona e che non crea

(U. Foscolo “Le Grazie”I, v.25)

 

 

Sognare…..delirare…..

spinello…..o cocaina…..

parole in libertà…..

spesso ciò significa,

bando alla presunzione,

ahimè, significa “ poetare”.

Non si pretenda

che il verso

debba creare!

Furti, fame e tanta guerra

in ogni angolo della terra……

Disordini, scioperi, attentati….

Il verso non ha ora

ideali da cantare…..

Solo parole….senza senso…..

in libertà….

Già…..Ci rimane la libertà!

Ma non si parli più di Dio….

Una volta il verso suonava….

Tempi passati:

odore di muffa e di stantio.

Or non può più suonare!

Non per colpa sua….

Nel delirio s’è rotta

perfino la chitarra…..

Resta lo spinello

più spesso la cocaina

e la luna non fa più sognare…..

si ama la guerra…..

Ma forse era meglio

quando suonava……

 

 

 

Un cuore per motore

 

 

            Volgendo indietro lo sguardo

            per revisionare il cammino,

            vedo qu anto difficile esso sia stato,

            il percorso a volte infangato,

            e il passo allora s’è arrestato.

            Ma Egli mi guidava e io non mi accorgevo

            che mi dirigeva sempre la Sua mano

            e attraverso vicende, in apparenza sbagliate,

            procedendo nel faticoso cammino,

            a Sé mi conduceva ogni giorno più vicino:

            proprio nell’errore io prendevo coscienza

            che niente in questa terra più di Te vale.

            Con la Tua divina, invisibile, presenza

            di luce e grazia Tu mi illuminavi:

            della Verità mi davi conoscenza

            e per i piedi infangati mi turbavi.

            Ma il mio cuore, rimasto puro,

            con la forza dell’amore

            in alto, verso di Te, or li conduce

            come il motore leva in alto le ruote

            quando l’aereo decolla e vola verso il sole

            oltre le nuvole, incontro alla luce.

            Solo il fango resta sulla terra

            ed essa nella sua splendida bellezza

            che, pure, maschera lacrime e sangue,

            con noncuranza fredda e spietata,

            in sue valli rinserra

            chi in quel fango invischiato,

            miseramente langue.

            Ma chi, guidato dal Signore,

            in alto finalmente leva lo sguardo,

            con fiducioso timore Lo ringrazia

            di avergli dato un cuore per motore

            che, da un mondo di fango,

            per divina grazia, in alto lo conduce

            verso il regno dell’amore, nell’eterna luce.

 

 

 

 

Morir d’amore

 

 

             Mio Dio,Ti amo!

            No, non Ti amo!

            Perché, perché non Ti amo?

            Io Ti voglio amare.

            Soffro perché non Ti amo.

            Quindi Ti amo!

            E nel continuo dilemma

            del Ti amo e non Ti amo

            morir per Te d’amore

            ardentemente io bramo.

 

 

 

Il regno della luce

 

            Il regno di Dio è luce:

            luce della SS.Trinità,

            luce purissima della Beata Immacolata,

            luce radiante degli Angeli e dei Santi.

            Su ciascun uomo Dio ha un progetto di luce:

            nell’umano ingranaggio

            anche una piccola vite ha una funzione e,

            se corrisponde con generosa dedizione,

            anche l’umile vite diventa

            luce della luce di Dio.

            Per imperscrutabile disegno divino

            ci sono i grandi fari, che segnalano

            un lungo, luminoso e glorioso cammino……

            E le piccole lucerne per indicare all’errante

            un percorso più facile e più vicino.

            A me basterebbe la luce del piccolo cerino:

            a volte si deve sfregare un cerino e risfregare

            perché finalmente diventi un lumicino,

            che basti tuttavia ad infiammare…..

            Di tutti i miei fratelli, di ogni razza, di ogni colore,

            io, piccolo cerino, vorrei infiammare il cuore,

            che possa ardere di grande, infinito amore.

            Dove attingerò tanto ardore?

            Alla fonte perenne del tuo Sacro Cuore!

            Della mia miseria Tu fai la mia ricchezza,

            della mia debolezza la mia forza,

            della mia nullità la mia gloria,

            perché Tu sei la ricchezza, la forza e la gloria,

            o mio Signore, che dal nulla mi hai creata,

            con amore mi hai redenta,

            con misericordia mi hai salvata e, con viva Fede,

            ho Speranza di brillare anch’io nell’eternità

            in compagnia di un numero sterminato di fratelli,

            laddove, nell’amplesso di Dio, in gioioso tripudio,

            si inneggia nella Tua luce alla Carità.

 

 

 

 

Come un bambino

 

 

            Disse Gesù, nostro Signore,

            Siate come un bambino

            se volete entrare nel Regno divino”.

            Oh com’è monello un bambino!

            E’geloso, capriccioso,dispettoso

            e spesso disubbidiente,

            ma non c’è malizia nella sua mente

            e non serba rancore.

            Egli è beato quando,fra le braccia materne,

            ha trovato rifugio e amore.

            E’la mamma che lo conduce,

            lo ama, lo sgrida, e,

            a volte anche con qualche sculaccione,

            ma con quanta sollecitudine, con quanta protezione.

            Il bimbo lo sa e non conosce la disperazione.

            Siamo anche noi come un bambino,

            buttiamoci fra le braccia del Padre Divino.

            Egli come una mamma ci ha dato la vita,

            la vita eterna, e lì ci aspetta..

            Chi non è più bambino di risolvere i problemi

            abbia Fede più che fretta,

            si affidi al Padre Divino:

            Egli ci guida per mano e ci conduce.

            Per non perdere mai la pace

            ci basti accettare con umiltà

            anche quello che ci dispiace,

            con rassegnazione, anzi, con filiale sottomissione.

            Quanta pace fra le braccia del Signore,

            Egli sa quel che fa e quel che vuole:

            ogni giorno sorge di nuovo il sole,

            abbi pazienza e fede,

            abituati ad accettare quel che accade,

            anche se quel che vuoi non succede:

            nasce spesso maggior bene da una contrarietà.

            In tutte le tue pene impara,perciò a dire:

            “Sia fatta la tua volontà”. 

 

 

 

 

Autentica felicità

 

 

            Dal cielo limpido

            Nella notte serena,

            compassionevoli,

            piangono dall’alto le stelle

            sulle terrene vanità, che,

            schiava di falsi idoli,

            rendono infelice l’Umanità.

            Beata l’anima, che, libera

            da fallaci ambiguità,

            vibrante d’amore, s’accorda

            con le n ote del creato

            e in gioiosa sinfonia

            loda e ringrazia Dio,

            unica fonte di autentica felicità.

 

 

 

 

Pietre

 

            A volte le pene,

            che la vita, nelle norme

            di un consueto mistero,

            nel quotidiano mi offre,

            pesanti sono

            o taglienti come pietre.

            Altre volte sono cuori umani

            duri come macigni,

            che mi pesano addosso

            e mi spezzano l’anima

            in un soffrire spietato,

            perché li vorrei aiutare

            ed essi non sanno…..

            Ma neanche io so…..

            E c’è la pietra più dura

            che sento dentro di me,

            che mi grava e mi tormenta

            col peso di mille angosce,

            è il peso di una pietra

            che mi opprime,

            mi schiaccia,

            mi soffoca

            e trasforma

            il mio io più profondo

            nel tetro buio

            di una tomba

            che si chiude.

            O mio buon Dio, quando

            da tanto patire

            mi farai resuscitare?

 

 

 

Ho dormito molti anni

 

            Ho dormito

            su gelide rupi

            sotto un cielo

            coperto di nubi……

            Ho dormito molti anni…..

            L’angoscia ho sofferto

            di un lugubre sogno,

            quanta tristezza,

            che freddo….che affanni….

            Poi ho udito una voce sincera,

            la Tua voce divina

            che mi parlava nel cuore,

            che finalmente trovava

            il calore di un amore

            che mai si spegneva…..

            E alla Tua voce sincera

            or mi ridesto

            come fresc’onda

            in alba di primavera.

            Addio,gelide rupi

            e cielo coperto di nubi…..

            Nell’oceano azzurro

            che mi circonda

            ogni goccia è felicità.

 

 

 

Missione

 

 

            L’orgoglio, l’ambizione o un reo desio

            rende talora l’anima colposa

            a chi, lo ntano sempre dal buon Dio,

            vuota vive la vita e peccaminosa.

            E del perdono i dolci sentimenti

            vilipende con odio e con rancore

            chi, in lontani continenti,

            non trova chi di Dio gli parli al cuore.

            Muoiono talora impenitenti

            quei nostri fratelli nell’errore

            e perdono la vita eternamente

            senza la pace eterna del Signore.

            Vorrei la Tua croce, o Dio, piantare

            nei cuori di quelli più crudeli

            e pur col sangue mio vorrei esortare

            a seguir le Tue orme gl’infedeli.

            In mezzo a loro io vorrei andare

            e del Tuo amore,

            come Tua serva non da eroina,

            una santa conoscenza a lor portare

            e adempire una missione divina.

            Le leggi tue di pace, o mio Signore,

            anche alla gente iniqua poter portare!

            E, spinta da infinito ardente amore,

            anche la morte, per Te, vorrei incontrare.

 

 

 

“Beati quelli che soffrono”

            Ho compatito e ho pianto,

            col cuore ancora affranto

            or mi domando:

            perché l’Umanità, sorella morte,

            di te paventa tanto?

            Non sa che sei di Dio la mano

            Che a Sé richiama da questa valle,

            in cui fu dal peccato esiliata,

            l’anima da Lui pur sempre amata?

            In un mondo di lacrime relegata,

            per espiare nel quotidiano, con pazienza,

            ormai purificata dalla sofferenza,

            accettata dalle Tue divine mani,

            possa or godere

            la tua pace immensa,

            o insindacabile Sapienza!

            E quando il soffrire diventa sovrumano,

            in tempo veloce, o buon Gesù,

            dalla Tua croce, tendile pietoso,

            finalmente, la Mano.

            Beato chi muor con Cristo in croce

            perché con Lui dopo la croce eternamente

            vivrà nella gloria e nella luce,

            beato nella Sua divina pace.

 

 

 

 

Per tutte le vie

 

 

            Hanno lasciato i tetti e gli affetti

            e vanno per tutte le vie,

            in paesini sperduti,

            portandosi seco la fame,

            unica speranza e compagno è

            un vecchio violino.

            Dal caro e pietoso strumento

            escono melodiose le note,

            rimembranza di affetti mai spenti,

            che altrove conducono il cuore,

            verso lande lontane.

            A quella nostalgica arietta,

            quand’essi arrivano,

            la gente ad aprire s’affretta

            finestre e balconi…..

            Un’ultima nota,

            che sembra implorare,

            pone fine a una vecchia canzone…..

            Essi tendono umilmente la mano

            aspettando compassione umana,

            la gente invece, ormai, s’allontana…… 

            Con la mano invano protesa

            in alto levano ora lo sguardo, ma,

            già serrato vedono ogni balcone.

            Il viso s carnito ancora più pallido,

            è grande lo scoramento:

            essi lascian cadere le braccia

            e il gesto accompagnano

            con rassegnato lamento….

            Riabbracciano il vecchio violino

            e, mesti, riprendono

            l’ignoto cammino……

            Cosi vanno ogni giorno quei miseri

            per tutte le vie.

 

 

 

                                                     Sogno divino                 

 

             Nella strada soleggiata

            sotto un cielo sorridente

            intorno tutto canta…..

            La brezza di ponente, come bianca ala,

            carezza dolcemente lo splendore del giorno.

            All’orizzonte una piccola vela si allontana

            e sembra sconfinare verso l’infinito.

            Azzurro è il mare e l’onda par d’argento.

            Nell’estasi di un sogno

            sprofonda l’anima,

            mentre laggiù scompare la bianca scia.

            E nel sogno

            contempla l’anima mia una beltà divina

            che con la fantasia immagina

            sia quella del Messia:

            vedo i suoi capelli

            nei raggi del sole che indora la via

            cosparsa di ciottoli,

            i suoi occhi glauchi

            nello specchio del mare

            che nell’abisso profondo

            forse racchiude un mistero.

            E nell’illusorio vero

            il cuore gioioso grida:conducimi

            con la brezza di ponente,

            come la bianca vela,

            verso un ignoto orizzonte

            spargendo petali d’amore

            lungo una fiorita via

            dove d’eterna bellezza

            s’inebrierà l’anima mia.